Seveso e il disastro della diossina, nell’anniversario la proposta di Legambiente: «Il Bosco delle Querce cuore di un futuro parco regionale»
Seveso - Il bosco delle querce, testimonianza attuale più diretta del dramma della diossina (Foto by Paolo Colzani)

Seveso e il disastro della diossina, nell’anniversario la proposta di Legambiente: «Il Bosco delle Querce cuore di un futuro parco regionale»

10 luglio, un giorno da ricordare per Seveso: nel 1976 il giorno del disastro della diossina. Al Bosco delle Querce due giorni di attività: “di cura”, di custodia” e “di conoscenza”. Intanto l’attenzione resta alta e c’è la proposta di Legambiente: «Il Bosco potrebbe diventare il cuore di un futuro Parco regionale».

Sono passati 44 anni da quel 10 luglio 1976 a Seveso. Ricordare quel giorno è un dovere. Era un sabato, era circa mezzogiorno e mezza quando nello stabilimento Icmesa di Meda, una fabbrica chimica del gruppo Givaudan Hoffman-La Roche, salta il sistema di controllo di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo. Il reattore esplode e disperde la diossina, una sostanza allora sconosciuta ma che passerà alla storia come la “diossina di Seveso”. Nel 2010 il noto periodico Time, inserisce l’incidente Icmesa all’ottavo posto tra i peggiori disastri ambientali della storia, il sito americano Cbs lo ha inserito tra le 12 peggiori catastrofe umane ambientali di sempre.

«La nuvola di diossina fuoriuscita dall’Icmesa di Meda – ricorda Gianni Del Pero, presidente di Wwf Lombardia – ha segnato il volto, immagine del dramma, di Stefania Senno, deturpato dalla cloracne e della soda caustica, ma ha segnato anche la vita di migliaia di persone che hanno dovuto fare i conti con una tragedia inaspettata che li ha costretti a lasciare le proprie abitazioni e le proprie attività. E alcuni non hanno mai più potuto fare ritorno».

Diossina a Seveso, una foto del 1976

Diossina a Seveso, una foto del 1976

«Tante persone – aggiunge il sindaco di Seveso Luca Allievi – persero tutto quello che avevano. Persone che vennero caricate sui pullman per essere trasportate negli hotel dell’hinterland milanese in attesa di trovare un nuovo tetto da dove ricominciare. Fu un evento drammatico per la nostra popolazione, anche perché venne trattata da appestata».

A 44 anni di distanza i sevesini hanno riprovato quella paura: la preoccupazione di chiudersi in casa, di passare per “contagiati” dagli stranieri. Sensazioni che hanno provato, come il resto d’Italia, bella primavera 2020. Certo è che oggi a distanza di anni la diossina non è scomparsa, «a Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio – precisa Del Pero – c’è ancora, a qualche decimetro sotto terra. Non è presente nell’aria e, a meno che non si decida di scavare e movimentare terreni senza precauzioni, non si disperde più nell’ambiente. Resta il fatto che alcune attività agricole e zootecniche sono ancora esposte al rischio di accumulare diossine nei prodotti alimentari. Dobbiamo cercare di evitare l’esposizione alla diossina residua».

Il rischio, dunque, seppur minimo c’è. Un monito tutte le volte che si decide per una passeggiata al Bosco delle Querce, diventato il luogo memoria di quel 10 luglio 1976. Ma non è abbastanza, almeno per il sevesino Marzio Marzorati, vicepresidente di Legambiente Lombardia.

«Esiste oggi una necessità di tutela del territorio. Il Bosco delle Querce potrebbe diventare il cuore di un futuro Parco regionale. Il territorio sevesini del Bosco potrebbe già essere ampliato a Ovest lungo il torrente Certesa e a Est verso Baruccana. La Pedemontana, se si realizzerà come sembra dagli atti approvati dalle ultime decisioni governative, sarà inutile per il nostro territorio e una ulteriore ferita. Per questo è determinante l’ampliamento del parco e la sua connessione con il territorio come atto preventivo di mitigazione all’opera. Il Bosco delle Querce dovrebbe diventare un centro di educazione ambientale e luogo di formazione e sviluppo di progettazioni di carattere ambientale. E il suo chalet un luogo utile al territorio della Brianza così come gli edifici dell’ex Encol a Meda».

Del resto Seveso ha insegnato al mondo intero cosa vuol dire disastro ambientale, incidente industriale: «L’incidente chimico – spiega il sindaco Luca Allievi – ha prodotto una serie di direttive europee che adesso sono la base su cui le nostre economie si muovono, nella ricerca di un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità ambientale. È importante fare in modo che la memoria di quanto accaduto 44 anni fa venga trasmessa alle giovani generazioni, per ricordare loro che non ci può essere progresso, non ci può essere sviluppo senza una contestuale attenzione all’ambiente e a quello che ci circonda, al nostro territorio. Avere attenzione verso l’ambiente e il territorio significa avere rispetto per noi stessi, per la nostra vita, per la salute nostra e dei nostri cari».

A Seveso venerdì 10 luglio non mancheranno le occasioni per fare memoria al Bosco delle querce: dalle 9 alle 10 in programma le “attività di cura”, piccoli interventi di manutenzione con il personale dell’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste (Ersaf). Dalle 17 alle 19 toccherà alle “attività di custodia” con momenti di interviste alle associazioni del territorio. Dalle 18 le “attività di conoscenza”: visite guidate al parco insieme a Legambiente Lombardia. Le attività di custodia e di conoscenza si ripetono anche sabato, le prime dalle 9 alle 11 e le seconde alle 18. Perché per i sevesini il 10 luglio non sarà mai un giorno come altri. Perché fare memoria è un dovere.


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