Riforma degli ospedali a Monza e Brianza: come li vorrebbero i sindaci
Il centro di prenotazione dell’ospedale di Monza (Foto by FABRIZIO RADAELLI)

Riforma degli ospedali a Monza e Brianza: come li vorrebbero i sindaci

L’ideale sarebbe una sola azienda ospedaliera, dicono i sindaci di Monza e Brianza: ma almeno riequilibrate i territori. Ecco la contromappa degli ospedali proposta dai primi cittadini alla Regione Lombardia.

No allo scorporo dell’ospedale di Desio da quello di Vimercate e alla sua unione con il San Gerardo: su questo passaggio i primi cittadini brianzoli concordano pienamente. Su come ridisegnare la nuova mappa della sanità locale, però, si dividono a seconda dei territori di provenienza. Giovedì l’assemblea dei sindaci ha approvato, con il voto favorevole di tutti i 35 partecipanti, un documento che chiede alla Regione una diversa riaggregazione dei presidi sul territorio in quanto quella contenuta nella riforma lombarda sarebbe «inaccettabile e dannosa». Se potessero scegliere gli amministratori opterebbero per un’unica grande azienda che, temono, sarà bocciata dal Pirellone in quanto servirebbe un territorio di oltre 862.000 abitanti. Ecco, allora, che quello che in molti hanno definito il «male minore» suggerito a Roberto Maroni è il mantenimento del San Gerardo come unico nosocomio di un distretto che dovrebbe inglobare una parte dell’attuale ambito di Carate e servire 289.629 abitanti: graviterebbero, quindi, su Monza i cittadini di Lissone, Vedano, Biassono, Macherio, Sovico, Muggiò e Concorezzo che si staccherebbe dal vimercatese.

La seconda aggregazione dovrebbe essere costituita dai distretti di Vimercate, Seregno, Desio e que che resta di Carate. Il territorio sarebbe formato da 573.055 residenti e comprenderebbe sia gli ospedali di Desio e Vimercate, sia i presidi minori, tra cui quello di Giussano.

I più decisi a difendere l’attuale azienda ospedaliera Desio-Vimercate sono proprio i sindaci delle due città. La proposta è stata approvata anche dagli amministratori dei comuni, come Albiate e Lissone, che verrebbero smembrati da Carate, e di Muggiò che storce il naso di fronte all’ipotizzato matrimonio con Monza che, temono in parecchi, potrebbe portare alla chiusura dei poliambulatori decentrati. Proprio il frazionamento di Carate rappresenta, secondo la lissonese Concettina Monguzzi, «la macchia, la ferita» del documento inviato a Milano. Eppure anche lei l’ha votato perché, come ha commentato la muggiorese Maria Fiorito, «è necessario guardare all’aspetto complessivo» della riforma.

I sindaci hanno, inoltre, rivendicato il loro ruolo politico: «Dobbiamo essere noi gli interlocutori di Maroni» ha sintetizzato il presidente della Provincia Gigi Ponti e non i dirigenti di asl e nosocomi. La mappa della sanità brianzola disegnata al Pirellone, ha ricordato, ha ottenuto un basso gradimento sul nostro territorio in quanto, come notato da molti sindaci, sembra rispondere più a criteri basati sul numero dei residenti che sui loro bisogni. Uno smembramento dell’azienda Desio-Vimercate, hanno aggiunto gli amministratori, farebbe saltare un’organizzazione rodata in decenni di attività e i progetti sul versante sociale avviati attraverso i piani di zona.


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