Riciclaggio per la ’ndrangheta, bloccata attività di smaltimento rifiuti a Lazzate
Le indagini sono state svolte dalla guardia di finanza

Riciclaggio per la ’ndrangheta, bloccata attività di smaltimento rifiuti a Lazzate

Otto arresti per un grosso giro di riciclaggio di denaro destinato alle cosche della ‘ndrangheta del reggino, un bar di Milano sotto al “Pirellone”, cuore della politica lombarda, finito sotto sequestro, e infine un’attività per lo smaltimento di rifiuti a Lazzate interrotta. E’ il bilancio dell’operazione eseguita nei giorni scorsi sotto il coordinamento della direzione distrettuale di Milano.

Otto arresti per un grosso giro di riciclaggio di denaro destinato alle cosche della ‘ndrangheta del reggino, un bar di Milano sotto al “Pirellone”, cuore della politica lombarda, finito sotto sequestro, e infine un’attività per lo smaltimento di rifiuti a Lazzate interrotta. E’ il bilancio dell’operazione eseguita nei giorni scorsi sotto il coordinamento della direzione distrettuale di Milano, sfociata appunto nell’esecuzione di sei misure cautelari in carcere e due agli arresti domiciliari, emesse dal gip Giuseppina Barbara.

L’indagine riguarda accuse di associazione a delinquere finalizzata ad una serie di reati tributari. Ad alcuni arrestati è stata contestata anche l’aggravante della finalità mafiosa. Tra loro c’è anche Bruno Crea, cognato di Alvaro Natale, bosso dell’omonima cosca di Sinopoli e San Procopio, in provincia di Reggio Calabria, già condannato per reati aggravati dalla finalità mafiosa.

Gli indagati, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Guardia di Finanza, volevano mettere in piedi un’attività per lo smaltimento di rifiuti, una sorta di inceneritore, nel comune di Lazzate. Investimento che gli inquirenti della procura distrettuale hanno bloccato. Un settore, quello dello smaltimento dei rifiuti, che interessa la criminalità organizzata, come dimostrato da indagini passate e sequestri effettuati anche in Brianza (si pensi per esempio alla cava di via Molinara, a Desio, nell’ambito dell’operazione ‘Star Wars’).

Clamoroso nell’ambito della stessa inchiesta, il sequestro di un bar a pochi passi dal Pirellone, il palazzo dove si riunisce il consiglio regionale lombardo. Il bar tabacchi Pirelli 9 era stato acquistato da Crea attraverso il figlio Antonino (praticante avvocato a Milano e la moglie di quest’ultimo per mezzo milione di euro.


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