Regione Lombardia rinnova il contratto a Trenord per 9 anni (e 5 miliardi di euro). Pendolari scettici: «Le nostre richieste»
Un Besanino di Trenord

Regione Lombardia rinnova il contratto a Trenord per 9 anni (e 5 miliardi di euro). Pendolari scettici: «Le nostre richieste»

«Affidare per altri 10 anni a chi non sembra in grado di gestire oggi neanche l’esistente servizio a livelli di decenza, senza pretendere immediati e sensibili miglioramenti è, quantomeno, assai discutibile». Lo hanno scritto i una ventina di sigle che radunano i pendolari lombardi commentando la decisione di Regione Lombardia di affidare senza gara, per i prossimi 9 anni, il servizio di trasporto regionale di nuovo a Trenord, per una cifra vicina ai 5 miliardi di euro.

«Affidare per altri 10 anni a chi non sembra in grado di gestire oggi neanche l’esistente servizio a livelli di decenza, peraltro con un aumento della spesa pubblica, senza pretendere immediati e sensibili miglioramenti è, quantomeno, assai discutibile». Lo hanno scritto in un comunicato una ventina di sigle che radunano i pendolari lombardi (Associazione MI.MO.AL., Associazione Pendolari Novesi (APN), Comitato Mobilità Ecosostenibile del Vimercatese, Comitato Pendolari Bergamaschi, Comitato Pendolari Como – Lecco, Comitato Pendolari Cremaschi, Comitato Pendolari della Bassa Bergamasca, Comitato Pendolari del Meratese, Comitato Pendolari Gallarate – Milano, Comitato Pendolari linea S6 Milano – Novara, Comitato Pendolari Romano, Comitato Pendolari Trenord Busto Arsizio, Comitato Trasporti Lecchese, Comitato Viaggiatori e Pendolari della Milano – Asso, Comitato Viaggiatori S9/S11, Comitato Viaggiatori Trenord Nodo di Saronno, Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, InOrario: Comitato Pendolari linea Mantova Cremona Milano, Pendolino della Brianza – S7 Besanino, Rappresentanti della linea Domodossola – Arona – Milano, #sbiancalafreccia, UTP – Utenti del Trasporto Pubblico Regione Lombardia) e i rappresentanti regionali dei viaggiatori (Franco Aggio, Giorgio Dahò, Stefano Lorenzi, Francesco Ninno, Sara Salmoiraghi).

Oggetto del documento la decisione di Regione Lombardia di confermare il contratto per il trasporto pubblico regionale a Trenord, controllata paritaria dallo stesso Pirellone e Ferrovie dello Stato. L’appalto avrà durata di 9 anni (dal 2021 al 2030) e un importo di circa cinque miliardi di euro. Un affidamento deciso a pochissime ore dal Natale, senza alcuna comunicazione ufficiale da parte del Pirellone e senza alcuna gara. Regione Lombardia ha pubblicato la propria decisione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea, supplemento appalti (www.ted.europa.eu) del 27 dicembre scorso. Si tratta in termini tecnici si un “Avviso di preinformazione relativo a un contratto di servizio pubblico”.

L’amministratore delegato di Trenord, Marco Piuri

L’amministratore delegato di Trenord, Marco Piuri

Esistono alternative?
«Le perplessità che tale scelta suscita non dipendono né dall’aggiudicazione diretta in sé né dalla durata del contratto (al di là delle teoriche possibilità offerte dalla Legge, il mercato dei servizi ferroviari è tutt’altro che aperto e un periodo più lungo dovrebbe favorire la stabilità delle condizioni economiche che si instaurano) bensì da quali siano i contenuti e gli obiettivi del contratto di servizio che la nostra Regione, in rappresentanza di tutti i propri contribuenti, sta provvedendo a compilare con Trenord» spiegano i rappresentanti degli utenti. «Anche ammettendo come poco realistica l’idea di mettere a gara tra le asocietà di trasporto l’intero servizio ferroviario, potrebbero esserci davvero alternative. Ad esempio perché non si predispone una gara per il management (cioè rinnovare il contratto alla medesima Impresa ma sostituendone la dirigenza secondo criteri oggettivi, meritocratici, verificabili)? E perché non dare un segnale svolgendo una gara o incaricando altri per qualche direttrice? Anche le linee con minore frequentazione (quelle che Trenord ritiene superflue, oltre che fastidiose per la propria gestione industriale, perché “il treno è costoso e va fatto dove serve”) possono essere messe a gara se l’Impresa che se le aggiudica ne ha un vantaggio».

Le richieste dei pendolari

I rappresentanti dei viaggiatori, in soldoni, chiedono:

- documentazione solida a dimostrazione dell’assenza di alternative praticabili (una relazione tecnica specifica allegata a un atto politico ufficiale che la ratifichi);

- totale trasparenza nella contrattazione con Trenord, non solo di fronte ai Comitati, ma di fronte a tutti i contribuenti, per far pendere gli accordi finali dalla parte dei cittadini e dello sviluppo del servizio e non della mera convenienza aziendale, così da garantire il buon utilizzo di ogni singolo centesimo di danaro pubblico;

- il ripristino della modalità ferroviaria per tutte le corse rimaste auto sostituite dal cambio orario del dicembre 2018 (tra le quali spicca la Seregno-Carnate);

- il mantenimento integrale di tutte le promesse di potenziamento e miglioramento che abbiamo letto, testimone l’Unione Europea.

Il nuovo treno Caravaggio in arrivo sui binari lombardi

Il nuovo treno Caravaggio in arrivo sui binari lombardi


Cambiare la governance

«Anche la governance di Trenord dovrà essere ridiscussa in coerenza con il nuovo contratto e con la disponibilità dei nuovi rotabili di proprietà regionale (che al termine di tutte le consegne saranno 307, la quasi totalità della flotta Trenord). Dovrà essere chiarito definitivamente il ruolo operativo dei due soci alla pari, oppure le quote dovranno essere ridistribuite francamente, in base all’effettivo impegno profuso per gestire e migliorare il nostro servizio e il nostro patrimonio pubblico, senza tuttavia trascurare la possibilità di assegnare ad altre Imprese di trasporto i rotabili acquistati da Regione Lombardia attraverso Ferrovienord, a seguito della sottoscrizione di un nuovo contratto di servizio con una di esse».

«Infine - concludono i pendolari -, sarebbe utile che la Regione chiarisse più dettagliatamente come viene e verrà impiegata la cifra resa da Trenord per penali/servizi non resi (è notizia recente che per il 2018 tale cifra si attesta in totale a 14.4 milioni di euro)».


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