Quel “birus” cattivo da sconfiggere: il libro diario scritto dai bambini che aiuta gli ospedali
La copertina del libro di Fabio Bruni

Quel “birus” cattivo da sconfiggere: il libro diario scritto dai bambini che aiuta gli ospedali

Nato da un’idea di Fabio Bruni, di Lissone, vigile del fuoco al Comando di Monza, è già in vendita da qualche giorno su Amazon: il ricavato sarà devoluto alle strutture sanitarie impegnate nell’emergenza

Si intitola “Diario della mia quarantena – Andrà tutto bene” ed è l’opera prima di Fabio Bruni, 38 anni, romano, residente a Lissone da una decina d’anni e da quattro vigile del fuoco in servizio al Comando di Monza dopo essere entrato nel corpo nazionale nel 2009 e aver prestato servizio a Milano dal 2011.

Il libro, fresco di stampa e già disponibile sul sito di e-commerce Amazon, racconta i giorni del virus con le parole dei bambini di tutta Italia: oltre un centinaio le testimonianze che fanno sorridere (ma anche versare qualche lacrima) raccolte nelle pagine del volume il cui ricavato sarà devoluto completamente agli ospedali italiani impegnati nell’emergenza sanitaria.

“Non ho voluto fare una scelta precisa rispetto a chi devolvere – spiega l’autore - di volta in volta si aiuterà la struttura sanitaria che ha maggiore bisogno cercando di fare in modo che arrivino dove c’è più necessità a seconda dell’evoluzione della situazione” ha spiegato ancora il 38enne che ha anche annunciato che - al termine dell’emergenza - se il libro “avrà ancora un seguito i proventi saranno donati a qualche associazione impegnata per aiutare i bambini”.

Fabio Bruni, l’autore del libro

Fabio Bruni, l’autore del libro

“L’idea – spiega l’autore – mi è venuta da un diario personale che stavo scrivendo nei primi giorni del contagio, sentendo uno dei miei quattro nipoti, di 10 anni, che a dispetto delle nostre preoccupazioni, delle nostre negatività, al telefono mi ha detto: “che bello zio, sto casa con la mia famiglia”. Mi ha svelato una quarantena diversa che può avere anche lati positivi, mi ha dato un messaggio di speranza”. Da quella telefonata si è accesa l’idea: “di trasformare il mio diario in quello dei bambini: con passaparola e i social, anche da persone sconosciute fino a quel momento – prosegue il vigile del fuoco – con l’aiuto di una amica ho raccolto 135 testimonianze di bambini dai 2 anni in su che ho pubblicato integralmente nel libro. Ne è uscito un afflato di grande fiducia, un insegnamento per noi adulti”. Difficoltà? “Beh, è capitato che mi arrivassero dei messaggi vocali, magari di autori molto piccoli, da trascrivere completamente. Ma è stato divertente”.

Cosa emerge scorrendo le pagine? “Per noi adulti il problema è che non possiamo più andare a correre mentre ai bambini manca frequentare la scuola, stare con i loro amici, ricominciare. E ci comunicano che questo accadrà”. Come sta vivendo questo momento da vigile del fuoco? “Sempre in prima linea con tutti i dispositivi di protezione in una situazione surreale” ma finirà, lo dicono i bambini. E poi stare un po’ a casa non è così male: “Mettendo da parte i pensieri negativi pensate che ora potete fare molte più cose in famiglia, come giochi ci società, cucinare, fare puzzle o pitturare” dice Martina, 10 anni. Poi c’è Emma, 4 anni, che vuole tornare presto all’asilo e Davide, che disegna il “birus” con la corona e non vede l’ora che sia sconfitto per andare al mare.


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