Quarantene, niente asilo: a Carate i genitori chiedono che la retta sia dimezzata
Bambini di un asilo

Quarantene, niente asilo: a Carate i genitori chiedono che la retta sia dimezzata

La contestazione viene da oltre 40 famiglie di bambini che frequentano la scuola dell’infanzia comunale di via Sciesa per il periodo tra settembre e dicembre del 2020. Presentata un’istanza al sindaco Luca Veggian

Oltre 40 famiglie della scuola dell’infanzia comunale di via Sciesa hanno contestato al Comune “la richiesta del pagamento integrale della retta scolastica mensile per il periodo che intercorre da settembre a dicembre 2020”. Vorrebbero che per il periodo in questione, soprattutto a fronte delle quarantene che le classi hanno dovuto affrontare nei casi di positività di qualche alunno o insegnante, la retta sia dimezzata.

Scrivono in un comunicato stampa, emesso dopo aver protocollato l’istanza in Comune all’attenzione del sindaco Luca Veggian, dell’esecutivo e dell’amministrazione comunale, che “nei mesi recenti, l’attività scolastica si è drasticamente ridotta non in maniera continuativa e non temporanea, a volte anche per periodi che arrivano a contare 15 giorni consecutivi, a causa di positività al Covid 19”. Una circostanza che “ha onerato le famiglie di tutti gli alunni del dovere di vigilare sui figli anche durante un momento della giornata in cui tale compito spetterebbe al corpo docente”.

Aurora Giagnorio, a nome del gruppo di 46 genitori firmatari dell’istanza, evidenzia che «il disservizio subito non è colpa del Comune, e comprendiamo anche che l’ente abbia dovuto sostenere delle spese anche nei periodi in cui le classi erano a casa. Ma le famiglie hanno dovuto fronteggiare la mancanza di un servizio, dunque crediamo sarebbe più equo avere le rette dimezzate». La proposta di mamme e papà è di “offrire il 50% del valore della sola retta mensile, al netto dei costi variabili” come la mensa.

Nello scorso anno scolastico, con lo scoppio dell’emergenza sanitaria, «non siamo stati chiamati a pagare dal Comune le rette per i mesi di chiusura. Perché ora questo ragionamento non viene più applicato?».


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