Monza si sveglia nella fase 2 dell’emergenza: caffè da portar via, runner in azione, coda alla banca in centro - VIDEO
- (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza si sveglia nella fase 2 dell’emergenza: caffè da portar via, runner in azione, coda alla banca in centro - VIDEO

VIDEO - C’è da far pratica col caffè e la brioche da portar via, mentre i runner si sono svegliati con le scarpette allacciate. Monza lunedì 4 maggio è entrata nella fase 2 con un centinaio di accessi alla stazione ferroviaria, poca gente sui bus, la coda davanti alla banca in centro.

Alle otto del mattino di lunedì 4 maggio Monza sembra la bella addormentata che si risveglia (ma non del tutto) dopo un sonno di due mesi. Nel primo giorno della Fase 2 le vetrine sono le stesse lasciate ai primi di marzo, qualcuna ancora ricorda la festa del papà. I primi ad uscire sono i runner: non possono entrare nel parco, ma corrono lungo la ciclabile di viale Brianza, un modo per sentirsi in qualche modo vicino alle fronde degli alberi. Anche il roseto della Villa reale, che in questi giorni è nella sua forma migliore, si può giusto intravedere dalla cancellata chiusa.

In centro, nell’isola pedonale, il segno del risveglio è dato dai caffè: al Moderno, il salotto della città dagli anni Venti del Novecento, non ci si siede. Elisabetta Morello accoglie i clienti dal lato di via Vittorio Emanuele. Il gel disinfettante è all’ingresso, si ordina, si paga, si ritira la brioche in un punto e il caffè in un altro e si esce dalla porta che affaccia su via Carlo Alberto.

Monza, primo giorno Fase 2: coda davanti alla banca Unicredit di piazza Roma

Monza, primo giorno Fase 2: coda davanti alla banca Unicredit di piazza Roma
(Foto by Fabrizio Radaelli)

C’è chi non ha proprio tempo per un caffè: deve guadagnarsi un posto in fila per entrare nella filiale di Unicredit di piazza Roma. Alle otto e mezza ci sono già una ventina di persone in paziente attesa di varcare la soglia.

Le panetterie aperte non sono una novità, ma al forno di via Zucchi c’è un cartello che recita: “Patti chiari, distanza lunga”.

Avvicinandosi a largo Mazzini il numero di persone cresce, i pullman che passano sono quasi vuoti, due o tre passeggeri sul 221 diretto a Sesto San Giovanni, l’impressione è che i monzesi abbiano scelto di muoversi con la propria auto.

I giardini della stazione sono deserti, un’auto della polizia locale presidia l’area, all’ingresso una volontaria della Croce Rossa prende la temperatura a chi entra in stazione, un centinaio gli ingressi in un’ora.

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(Foto by Fabrizio Radaelli)

I numeri li snocciola Rocco Ceravolo, titolare della tabaccheria: «Facevamo 4mila euro in biglietti al giorno - dice - settimana scorsa eravamo sui 300. Forse da oggi c’è un aumento tra il 10 e il 20% di passeggeri».

Sui binari dalle 6 del mattino c’è una pattuglia delle forze dell’ordine e due alpini volontari, Roberto Sironi e Gian Paolo Cazzaniga: «Tutto tranquillo - dicono - non ci sono stati assembramenti».

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(Foto by Fabrizio Radaelli)

Anche il deposito di biciclette è un luogo che può raccontare il lento risveglio di una città: «Abbiamo posto per 300 biciclette - dice Carlo Campolongo - ne sono entrate oggi una decina. Tante sono state lasciate qui da insegnanti che solo da oggi possono tornare a riprendersele».

Il breve viaggio nel risveglio di una città si chiude davanti alla facciata del duomo che già prima del lockdown aveva iniziato a svelarsi. Il cantiere, chiuso da metà marzo, è ripartito. I restauratori stanno sanificando gli ambienti e gli attrezzi e sono pronti a risalire in facciata per ripulire i marmi. A Monza si riparte dalla bellezza.


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