Monza, quando per Natale i bambini andavano all’Inferno: il paradiso dei giocattoli
Monza: il negozio di giocattoli Inferno

Monza, quando per Natale i bambini andavano all’Inferno: il paradiso dei giocattoli

Si chiamava Inferno ed era il paradiso dei bambini di Monza. Ancora di più nel periodo natalizio. Storia del negozio di giocattoli che ha abbassato le saracinesche per sempre nel 2009.

Per i quaranta-cinquantenni di Monza è stato un punto di riferimento, la certezza che il paese dei balocchi esisteva davvero e non solo nella fantasia dell’ideatore di Pinocchio. Il magico mondo dei giocattoli era lì a portata di mano (magari non di tutti portafogli) in pieno centro città e ti invitava a entrare, a sognare e, il più delle volte, a fare i capricci per convincere mamme e nonne a comprarti qualcosa.

L’Inferno di via Passerini era il paradiso, l’Eden di tutti i bambini. E mai come nel periodo natalizio, passando nel luogo in cui sorgeva, assale la nostalgia del passato che non può tornare. A partire dall’ultima settimana di novembre si entrava nel grande negozio per avere un’idea di che cosa scrivere nella letterina a Gesù Bambino (ai tempi era lui il destinatario della posta dei più piccini). Gli occhi di ogni piccolo visitatore si illuminavano davanti a splendide bambole dai lunghi capelli abbigliate in modo elegante, soldatini dalla divisa perfetta, trenini che sfrecciavano tra laghi e montagne in scenari meticolosamente ricostruiti da sembrare veri, mini circuiti da fare invidia all’autodromo sui quali le macchinine sfrecciavano a velocità incredibile, il meccano per scoprirsi inventori, il Lego.

Oltre ai giocattoli in esposizione c’erano cataloghi a colori ricchi di novità. Spesso erano gli adulti a passare a ritirarli per poi mostrarli a casa ai bambini con la raccomandazione che “se fai il bravo questo te lo porta Gesù Bambino”. Già, ma che cosa ci facesse Gesù Bambino all’Inferno nessun bambino se lo domandava. L’importante era si rifornisse dei giocattoli richiesti e li consegnasse nella notte di Natale.

Le vetrine erano troppo invitanti per essere guardate e basta. C’era come una voce “magica” che spingeva a entrare e se si era fortunati (o meglio se chi accompagnava era di luna buona) dopo il giro “di ricognizione” si poteva uscire stringendo tra le braccia l’oggetto del desiderio. Una favola durata dal 1966 (con un prologo nel primo negozio Inferno aperto in via Italia negli anni Cinquanta) fino al 31 maggio 2009. I proprietari, la famiglia Vaghi, si erano resi conto che i tempi stavano cambiando: sempre più bambini preferivano i giochi elettronici.


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