Monza, la protesta silenziosa degli ambulanti del mercato in piazza Trento e Trieste
Monza Ambulanti in piazza (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, la protesta silenziosa degli ambulanti del mercato in piazza Trento e Trieste

In piazza Trento e Trieste sì, come tradizione del giovedì, ma con i banchi chiusi: è la protesta degli ambulanti organizzata a Monza per la mattina dell’8 aprile.

Mobilitazione degli ambulanti anche a Monza nella mattina di giovedì 8 aprile nel cuore della città, piazza Trento e Trieste, simbolo per eccellenza del mercato non alimentare del giovedì.

A darne l’annuncio era stata la Fiva Confcommercio - Federazione italiana venditori ambulanti: “Riaprire mercati e fiere si può. Riaprire mercati e fiere si deve”, come si leggeva nel volantino che sta circolando anche online. “A distanza di un anno dall’inizio della pandemia gli ambulanti non possono più sopportare chiusure immotivate e restrizioni incomprensibili”. E ancora: “Vogliamo lavorare: abbiamo già dimostrato di poterlo fare in tutta sicurezza. Non servono ristori, serve il lavoro. Riaprire tutti, riaprire subito”.

«Il punto è proprio questo: vogliamo tornare a lavorare. Dobbiamo tornare a lavorare. E saremmo proprio noi i primi a vegliare sul rispetto delle norme anti Covid-19 e a riprendere chi potrebbe tentare di fare il furbetto». Lo ha spiegato alla vigilia dalla manifestazione Roberta Bordin, presidente provinciale della categoria e componente del consiglio direttivo regionale di Confcommercio, confidando un’adesione alla mobilitazione pari almeno all’80% dei venditori solitamente presenti in piazza: «Nel rispetto delle disposizioni sanitarie e con la massima civiltà, posizioneremo i nostri furgoni ognuno al proprio posto. Ma non apriremo i banchi».

L’assessore al Commercio Massimiliano Longo parla con i commercianti ambulanti

L’assessore al Commercio Massimiliano Longo parla con i commercianti ambulanti
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Gli ambulanti intendono lanciare un segnale: «Vogliamo dire che noi ci siamo, che siamo qui: non vediamo l’ora di tornare tra la nostra gente. Abbiamo avvisato le autorità e l’amministrazione comunale: non è nostra intenzione scaldarci, tutt’altro. Ma molti di noi, oltre ad aver finito i risparmi, hanno esaurito anche la pazienza».

Alcune mobilitazioni spontanee, non sostenute dalle associazioni di categoria, si sono già svolte nelle scorse settimane un po’ in tutto il territorio nazionale: ultima quella di martedì mattina a Milano.

«Non siamo degli untori - ha precisato Bordin, che con i suoi colleghi insieme ad altre categorie commerciali ha subito le sciabolate delle chiusure emergenziali, nel corso dell’ultimo anno - e vorrei che questo messaggio finalmente venisse recepito. L’anno scorso abbiamo già perso tanto: vorremmo essere messi nelle condizioni non dico di recuperare, ma almeno di tornare a svolgere il mestiere che amiamo. Finché restiamo in zona rossa possono aprire i banchi solo gli alimentari: speriamo che l’emergenza sanitaria possa presto allentare le sue morse, così da cambiare pian piano colore. Anche se, in ogni caso, parte del passaggio tra le nostre bancarelle resta condizionato da uno smart working sempre più diffuso».


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