Meglio il rosé? No, meglio en rose: le donne protagoniste dei sommelier di Monza e Brianza
Sommelier Ais di Monza e Brianza

Meglio il rosé? No, meglio en rose: le donne protagoniste dei sommelier di Monza e Brianza

Sempre più donne ai corsi dell’Ais, l’Associazione sommelier di Monza e Brianza: la metà dei corsi professionali è al femminile. Un brindisi nella giornata dell’8 marzo non è con il rosé, è en rose.

Macché rosé: il vino è en rose, al femminile. E in misura, non alcolica, in costante crescita. Lo certifica l’Ais di Monza, la sezione brianzola dell’Associazione italiana sommelier, che racconta come le donne stiano ormai raggiungendo gli uomini per numero di iscrizioni ai corsi. Insomma, la parità, attesa altrove, è un dato di fatto nel calice: le donne, racconta l’Ais, sono le più assidue ai corsi di formazioni e ottengono voti sempre migliori.

“La presenza femminile – commenta Fabio Mondini, delegato Ais di Monza e Brianza - è̀ diventata nell’ultimo biennio un fenomeno sempre più̀ radicato all’interno della nostra delegazione di Monza. Le donne sommelier in Brianza sono aumentate negli ultimi due anni del 25% e nell’ultimo corso di sommelier di primo livello attualmente in atto hanno quasi raggiunto i colleghi maschi. Su 76 iscritti, 35 infatti sono donne. Si tratta di un fenomeno che ricalca l’andamento nazionale sempre più̀ spostato verso le nuove generazioni e il mondo femminile. A mio parere esiste poi una particolare predisposizione delle donne nei confronti del mondo della sommellerie relativamente le tecniche di degustazione dove il genere femminile evidenzia un olfatto superiore rispetto a quello dei colleghi uomini”.

Uno specchio del dato nazionale: l’associazione “Donne del vino” ha comunicato recentemente che è donna il 41% dei consumatori di vino, le produttrici oggi rappresentano oltre il 30% delle aziende italiane e che le sommelier hanno superato il 40%.

“Nei ristoranti – afferma Michela Nardin, direttore dei corsi Ais di Monza e Brianza - sempre più spesso la carta del vino è consegnata in mano alle donne cui spetta anche l’ultima parola sulla bottiglia da aprire nel corso della cena. Si tratta di un fenomeno a mio parere positivo che contribuisce ad abbattere il tabù̀ che voleva il vino un elemento di competenza maschile. I numeri parlano chiaro e descrivono come la passione per l’enologia sia, in primo luogo aumentata e sia diventata trasversale e paritaria anche a livello generazionale. I sommelier in Lombardia con meno di 30 anni che frequentano i nostri corsi hanno raggiunto quota 20% mentre il 30% hanno una età̀ compresa tra i 30 e 40 anni. L’andamento è dunque sempre più̀ spostato verso le nuove generazioni e verso le donne”.


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