Domenica 14 Luglio 2013

Meda: «Mio fratello Marco ucciso

da un posto di lavoro introvabile»

Una bellissima immagine di Marco Cacciatore.

«Mi rivolgo a quei politici che ricoprono alte cariche istituzionali, quelli potenti, vorrei tanto vederne almeno uno al funerale del mio povero nipote, per fargli capire cosa succede a una famiglia quando perde un ragazzo di soli 26 anni e in quel modo atroce». Non si dà pace Giuseppe Neletti, imprenditore edile di Melegnano, per la terribile e prematura scomparsa del nipote Marco Cacciatore, il giovane che nella mattinata di domenica si è tolto la vita nella sua casa di via Milano a Meda, sparandosi un colpo d’arma da fuoco alla tempia. Marco lunedì scorso, 8 luglio, avrebbe compiuto 26 anni.

Un fardello insopportabile

Grande amante del calcio, era tifoso della Juve e da ragazzo era centravanti del Melegnano, città dove ha vissuto sino a un anno e mezzo fa. Persona particolarmente sensibile, il suo cruccio era non essere riuscito a trovare un impiego fisso. Diplomato geometra, era costretto ad accontentarsi di occupazioni saltuarie e il fatto di non avere uno stipendio, col passare del tempo era diventato un fardello sempre più insopportabile, per lui era umiliante chiedere i soldi alla sorella maggiore o ai genitori.

Da Melegnano

«Lui e la famiglia si erano trasferiti a Meda per seguire Grazia, la sorella maggiore di Marco– prosegue lo zio– prima abitavano in un bell’appartamento a Melegnano, ma poi per l’assenza di lavoro papà Guido, anche lui imprenditore edile, è stato costretto a metterlo in vendita e a trasferirsi. Dopo il trasloco ci vedevamo di rado, ma giusto qualche settimana fa Marco era venuto a parlare con mia moglie, per cercare di trovare un impiego. Era preoccupato, ma mai avremmo pensato che sarebbe potuto arrivare a un gesto così estremo».

La tragedia

Domenica mattina, rimasto solo in casa, Marco si è tolto la vita nella sua camera da letto con una pistola modello Smith & Wesson calibro 38 molto probabilmente comprata su Internet. É stata la madre, Maria, a dare l’allarme. Uscita per fare la spesa, rientrata ha suonato continuamente al citofono e al campanello di casa, Marco non rispondeva. Preoccupata che potesse essere successo qualcosa di terribile, ha chiamato prima il marito, che si trovava a Melegnano con amici e parenti per un caffè al bar. La donna ha quindi chiesto aiuto alla figlia Grazia. É stata proprio Grazia ad arrivare per prima col compagno. A spallate hanno sfondato la porta d’ingresso, sono entrati in camera da letto. Il povero Marco era già morto. Sul posto i carabinieri di Meda e del nucleo operativo di Seregno.

I funerali

I funerali di Marco Cacciatore sono stati celebrati venerdì 12 luglio, alle 16 nella chiesa di Santa Maria Nascente. Ma il giovane è stato sepolto a Melegnano, da dove si era trasferito con la famiglia da poco tempo. «Il suo idolo? Kobe Bryant stella dell’Nba e uomo simbolo dei Los Angeles Lakers. Il suo sogno? Un posto di lavoro sicuro. Ne sono sicura, se Marco avesse avuto in impiego, avrebbe spiccato il volo». Nelle parole di Grazia, 36 anni, sorella maggiore di Marco Cacciatore, si capisce chi era veramente il ventiseienne.

La disperazione

«Anche i miei genitori torneranno a Melegnano– precisa Grazia– hanno trovato una casetta, continuare a vivere qui in via Milano è impossibile». Poi parla del fratello, della grande passione per la pallacanestro: «Da ragazzo giocava a pallone, ma lui amava il basket. Era alto un metro e 87, gli amici lo chiamavano il Caccia, aveva formato anche un bel gruppetto, andava a giocare in un campetto a Seveso. Amava Kobe Bryant, dei Lakers, lo aveva anche incontrato a Milano». Grazia poi non trattiene le lacrime: «Se mio fratello avesse avuto un lavoro sicuro, avrebbe spiccato il volo. Amava leggere, voleva andare all’università, ma non c’erano soldi. Per quasi un anno aveva lavorato per una catena di vendita di videogiochi in un centro commerciale, ma il contratto veniva rinnovato di volta in volta, nessuna certezza. Negli ultimi tempi era triste, non voleva che guardassimo il telegiornale, era stanco di notizie brutte».

Cristina Marzorati

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