Meda, l’arte di Mattia Consonni: Melody la mucca in vetroresina
La mucca melody creata da Mattia Consonni in un mare di dischi ( foto Volonterio)

Meda, l’arte di Mattia Consonni: Melody la mucca in vetroresina

Mattia Consonni dà nuovamente prova della sua creatività sfrenata: Melody è una mucca pop a grandezza naturale in vetroresina, su di essa ha modellato sette vinili a simboleggiare le sette note

L’artista Mattia Consonni, 47 anni, autodidatta, un talento puro, pieno di fantasia, di sentimento, di emozioni, sulla cresta del successo da ormai parecchi anni per quella sua capacità di reinventarsi ogni volta e di proporre sempre novità collegate al suo mondo che è la musica, i testi delle canzoni, e attraverso loro, e per mezzo dei vinili trasforma in opere d’arte, dopo il trionfo alla sala civica Radio, nell’autunno dello scorso anno, ha confezionato un nuovo progetto “Melody”.

Mattia Consonni e la mucca Melody

Mattia Consonni e la mucca Melody

Melody è una mucca pop a grandezza naturale in vetroresina, su di essa ha modellato sette vinili a simboleggiare le sette note. “ La mucca è anche il primo “animale” di una serie che preparerò- ha detto Consonni- la particolarità di questi animali sta nel mio immaginario. Per loro ho pensato che il cibo siano i vecchi vinili rovinati e da buttare. Tutti coloro che verranno ad osservare, attualmente la mucca, ma in seguiti gli altri animali, chi depositerà nelle apposite ceste dischi vecchi, donerò in cambio una delle mie opere della nuova serie “Listening”. Tutte le mie opere sono pezzi unici e numerati. Da quando esprimo attraverso quadri i miei sentimenti ho sempre eseguito pezzi unici”.

Attualmente la mucca “melody” è visibile nel patio del bar Milano in via Valtellina. Prossimo animale sarà il coccodrillo, ma prima ancora il cinghiale, che è il simbolo di Meda e che esporrà in piazza del comune. La leggenda, infatti, narra che i santi Aimo e Vermondo, conti Corio di Turbigo, fossero stati assaliti da due cinghiali durante una battuta di caccia e, per salvarsi, si fossero arrampicati su due allori, invocando l’aiuto di Dio, della Madonna e di San Vittore promettendo, se fossero sopravvissuti, di erigere in quei boschi un monastero di clausura di monache benedettine.


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