L’ittiosauro lombardo con la pinna dorsale più antica del mondo: la scoperta di Cristiano Dal Sasso
Ricostruzione di Mixosaurus cornalianus basata sulla nuova scoperta, con la posizione corretta della pinna dorsale triangolare e la pinna caudale a mezzaluna. Modello realizzato da Trilobite Design Italia per il Museo Civico dei Fossili di Besano, foto di Gianpaolo Di Silvestro, grafica di Silvio Renesto

L’ittiosauro lombardo con la pinna dorsale più antica del mondo: la scoperta di Cristiano Dal Sasso

I paleontologi Cristiano Dal Sasso e Silvio Renesto firmano una nuova scoperta: un ittiosauro lombardo di 240 milioni di anni fa anticipa di 50 milioni la formazione di una pinna dorsale nel rettile marino.

Un tuffo nell’acqua e pluff, non è più stato lo stesso: perché rapidamente si è adattato al nuovo ambiente, ha trasformato gli arti in pinne e soprattutto, con sorprendente velocità, ha sviluppato una pinna dorsale. Certo, è successo in qualche migliaio di anni, probabilmente, ma a distanza di tanto tempo è un attimo.

Lui è un ittiosauro della specie Mixosaurus cornalianus, non è un dinosauro, ma un rettile acquatico il cui fossile è stato trovato anni fa nel giacimento paleontologico di Besano, in provincia di Varese. Lo studio coordinato da Cristiano Dal Sasso, paleontologo del museo di storia naturale di Milano, pubblicato oggi dalla storica rivista scientifica APP (Acta Palaeontologica Polonica), ha identificato un esemplare che ha sviluppato la pinna circa 50 milioni di anni prima di quanto la letteratura scientifica abbia finora pensato. Cioè 240 milioni di anni fa.

Il Museo di Storia Naturale di Milano, il paleontologo Cristiano Dal Sasso misura il lobo dorsale della pinna caudale nel mixosauro che ne ha conservato la pelle e le cartilagini. La freccia a destra indica la posizione della pinna dorsale. Foto di Michele Zilioli

Il Museo di Storia Naturale di Milano, il paleontologo Cristiano Dal Sasso misura il lobo dorsale della pinna caudale nel mixosauro che ne ha conservato la pelle e le cartilagini. La freccia a destra indica la posizione della pinna dorsale. Foto di Michele Zilioli

Tanti sono gli anni in cui ha l’ittiosauro, vissuto prima dei dinosauri, “non è un loro parente e ha antenati terrestri simili a lucertole, da cui ereditò le quattro zampe trasformandole in pinne per nuotare”, scrive Dal Sasso. “Ma nessuno immaginava che, non troppo tempo dopo l’entrata in mare, l’ittiosauro della specie Mixosaurus cornalianus avesse sviluppato anche una pinna dorsale, molto simile a quella degli squali e dei delfini” afferma il paleontologo cresciuto in Brianza, ex studente del liceo Zucchi di Monza.

“Questa volta la scoperta non è avvenuta sul terreno bensì in laboratorio, durante la messa in luce di un fossile che era stato estratto anni fa dal giacimento di Besano - si legge nella presentazione dello studio - dove il Museo di Storia Naturale di Milano ha condotto lunghi scavi sistematici, su concessione della Soprintendenza della Lombardia. In superficie emergeva solo il rilievo della colonna vertebrale, ma quando Fabio Fogliazza (preparatore del Laboratorio di Paleontologia del Museo e coautore dello studio) ha rimosso i sottili strati di sedimento che ricoprivano il fossile, oltre alle ossa ha cominciato a trovare lembi di pelle. Con una forma ben precisa: era una pinna triangolare. Che sotto il microscopio appariva rinforzata da fibre di cartilagine perfettamente allineate”.

Sito del Sasso Caldo (Besano, Varese), Febbraio 1993: recupero delle lastre di roccia contenenti i due piccoli Mixosaurus cornalianus. Foto di Cristiano Dal Sasso

Sito del Sasso Caldo (Besano, Varese), Febbraio 1993: recupero delle lastre di roccia contenenti i due piccoli Mixosaurus cornalianus. Foto di Cristiano Dal Sasso

«La fossilizzazione è davvero eccezionale – riferisce Cristiano Dal Sasso – tanto che al microscopio elettronico si riescono a vedere in 3-D le singole fibre di collagene che rinforzavano la pinna dorsale e quella caudale, e persino gli strati dermici ed epidermici: era un rettile ma aveva la pelle liscia, non squamosa».

Il dato fondamentale è il tempo: il fossile dimostra che gli ittiosauri hanno sviluppato la pinna dorsale quasi 50 milioni di anni prima di quanto finora ipotizzato e indica che questi rettili marini svilupparono adattamenti per nuotare in modo efficiente molto prima dell’inizio del Giurassico, come ha rilevato Silvio Renesto, professore di paleontologia all’Università degli Studi dell’Insubria e primo autore dello studio. “New findings reveal that the Middle Triassic ichthyosaur Mixosaurus cornalianus is the oldest amniote with a dorsal fin” è il titolo dell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica internazionale che ha rilevato altri elementi: in un altro esemplare, trovato nello stesso strato di roccia, è stato trovato un tratto del tubo intestinale ripiegato a U che contiene tracce di cibo: scaglie di pesce e uncini di calamari. “Prede veloci nel nuoto e non certo facili da catturare. E questo conferma che Mixosaurus cornalianus era davvero un abile nuotatore”.

Sono due animali adulti, di un metro di lunghezza, con ossa ossificate: questa parte della ricerca, ovvero lo studio osteologico, è stata condotta sotto la supervisione di Silvio Renesto dalla co-autrice Cinzia Ragni, che ha in atto varie collaborazioni in Italia e anche con il Museo di Scienze Naturali di Lugano.

“Mixosaurus cornalianus è una specie di ittiosauro piuttosto frequente nel giacimento triassico di Besano-Monte San Giorgio, che affiora a cavallo tra il Canton Ticino e la provincia di Varese ed è un sito assai famoso nel mondo, protetto anche dall’Unesco - osserva il Museo milanese - . Decine di mixosauri sono conservati al Museo di Zurigo, ma nessuno finora era emerso così ben conservato da rivelare simultaneamente la presenza di un lobo dorsale della pinna caudale (che quindi aveva una forma a semiluna) e soprattutto di una pinna dorsale. Entrambe infatti, a differenza delle pinne pettorali e pelviche, non erano sostenute da uno scheletro osseo ma soltanto da cartilagini, che di solito non fossilizzano. Pertanto, sino ad ora, la loro presenza era soltanto ipotetica”.

Il nome scientifico Mixosaurus cornalianus - spiega ancora l’istituzione milanese- fu coniato dal paleontologo lombardo Emilio Repossi nel lontano 1902. Descrivendolo come “rettile misto” per via del mix di caratteristiche anatomiche che gli davano un aspetto da rettile-pesce, volle onorare il collega Emilio Cornalia, paleontologo del museo di storia naturale di Milano che nel 1854 aveva condotto i primi scavi scientifici nel giacimento di Besano e aveva studiato il primissimo rettile fossile lì ritrovato.


© RIPRODUZIONE RISERVATA