La Brianza che non molla condanna gli scontri di Roma e lancia l’idea del Village: «Ristoranti condivisi per lavorare, l’esasperazione è autentica»
Monza Incontro ristoratori - Lega Nord a inizio marzo Brianza che non molla (Foto by Fabrizio Radaelli)

La Brianza che non molla condanna gli scontri di Roma e lancia l’idea del Village: «Ristoranti condivisi per lavorare, l’esasperazione è autentica»

Condanna degli scontri di Roma e l’idea di un ristorante condiviso. «L’esasperazione è autentica» spiega Aldo Rotunno portavoce del movimento di ristoratori e imprenditori La Brianza che non molla.

«Gli scontri dei ristoratori a Montecitorio? Certamente la violenza deve essere condannata sempre e comunque, ma l’esasperazione di noi ristoratori è autentica: siamo chiusi da un anno e i sostegni promessi dal Governo Draghi sono peggio dei ristori che ci aveva dato Conte». Aldo Rotunno, ristoratore monzese, portavoce del gruppo La Brianza che non molla, commenta le manifestazioni che si sono svolte a Roma nei giorni scorsi.

«Ciascuno di noi perde in media 5.000 euro alla settimana, e questo succede da un anno: è normale che la gente sia ormai esasperata. Vogliamo solo poter ritornare a lavorare come prima: non con il delivery che è solo una perdita per noi, non solo con il pranzo ma garantendo l’apertura dei nostri locali a pranzo e a cena, così come facevamo prima, ovviamente nel rispetto di tutte le norme di sicurezza. Solo così potremo tornare a vivere», continua Rotunno.

Dopo aver incontrato il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, e il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, dopo aver consegnato proposte e richieste per ricominciare a lavorare, nulla è cambiato.

«Abbiamo perso la fiducia nelle istituzioni, abbiamo parlato con tutti ma niente è successo, è tempo che ci aiutiamo tra di noi».

E proprio per fare fronte comune i ristoratori della Brianza che non molla, insieme ai colleghi del Piemonte e del Veneto hanno ideato un progetto per salvare dal tracollo economico molte delle attività messe in ginocchio dalla pandemia.

«Si chiama Village – spiega Rotunno - L’idea è quella di raccogliere in un’unica struttura diverse attività. Ristoranti differenti che si uniscono e trovano spazio in uno stesso edificio. Questa è un’idea che piace perché consentirà di dividere le spese di affitto, le utenze, garantendo un servizio vario per i clienti che in un solo ristorante potranno trovarne diversi».

Per il momento il progetto è ancora in fase di definizione ma, assicura Rotunno, «abbiamo già avuto una ventina di adesioni a questa iniziativa».

Ora si dovrà trovare le location adatte per dare vita a questi nuovi ristoranti. «Stiamo approfittando di queste settimane di chiusura per poterci far trovare pronti per la riapertura, che speriamo possa avvenire tra la metà di maggio e l’inizio di giugno, così come è stato lo scorso anno».


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