Il mio canto libero: il 15enne monzese Federico Bartezzaghi scrive un rap per i partigiani
Federico Bartezzaghi

Il mio canto libero: il 15enne monzese Federico Bartezzaghi scrive un rap per i partigiani

La nascita della Repubblica se la ricordano tutti? Sì, in qualche caso, anche a 15 anni: così è stato per Federico Bartezzaghi, che ha scritto un rap per i partigiani dopo le lezioni di storia al Mosè Bianchi. Complici i racconti del nonno.

La passione per il passato. Le storie del nonno. La curiosità. Questi gli ingredienti che hanno spinto Federico Bartezzaghi, 15enne studente al secondo anno del Mosè Bianchi, a scrivere il rap dedicato ai partigiani “Liberi di vivere” in cui ringrazia chi si è immolato per la patria “grazie a loro abbiamo un futuro su cui contare, liberi di vivere senza giudicare.

«Sono cresciuto con i racconti di nonno Giovanni - dice Federico- che era troppo piccolo per essere un partigiano ma ricorda le bombe, il suo paesino invaso dai tedeschi. Le sue parole, le spiegazioni della professoressa di italiano Stefania Castiglione sul 25 aprile, mi hanno portato a scrivere questo testo».

Non è stato semplice per Federico, che non è (ancora) un musicista: ha dovuto cercare la base adatta, impegnarsi per scrivere le rime giuste che non fossero banali e scontate. «Non è stato facile, no, ma sono orgoglioso di quel che ho scritto - continua - non essendo un cantante. Con gli amici proviamo dei rap così per gioco e, stavolta, ho provato con più serietà».

Un lavoro che ha colpito la docente e anche il presidente della sezione locale di Anpi Fulvio Franchini che ha voluto ringraziare, con una lettera, Federico “per il modo in cui ha voluto onorare tanti uomini e donne che hanno messo a rischio la propria vita regalandoci pace e libertà. Il tuo è un modo efficace da giovane, per i giovani, che vogliono vigilare quei doni raccolti anche nella costituzione baluardo di democrazia e libertà”.

«È stata un onore la risposta del presidente di Anpi, non l’aspettavo- conclude il monzese - ho solo voluto tradurre, in un linguaggio diverso, quel che è una parte fondamentale della storia dell’Italia, anche pensando a quel che mio nonno ha vissuto».


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