F1 a Monza, sfilata di campioni: le nostre interviste a Nelson Piquet e Nico Rosberg
Piquet sul podio del Gp di Monza del 1983 con Gina Lollobrigida: correva l’anno 1983

F1 a Monza, sfilata di campioni: le nostre interviste a Nelson Piquet e Nico Rosberg

Sfilata di campioni del mondo a Monza. Il Cittadino ne ha incontrati due, che non possono essere più diversi. Ma accomunati dalla voglia di vincere. Nelson Piquet e Nico Rosberg, un passato da vincitori del Gp di Monza.

Italiani e brasiliani sono simili. Lo dice lui, 68 anni e una flemma rilassata, dopo una vita corsa ai 300 all’ora. Infarcisce il suo parlato di quella “g” sbiascicata tipica della musicalità portoghese. Nelson Piquet parla di “cagada” e altri aggettivi che danno colore, per descrivere quel che non gli va. Come quando storce il naso davanti all’elettronica della Formula 1 di oggi, così diversa da quando «la differenza la faceva il pilota che sapeva pensare da meccanico e riferire le informazioni agli ingegneri». Come al suo tempo. «Quella capacità di trasferire informazioni e suggerimenti era il nostro wifi. Oggi, invece, basta guidare». Piquet ha vinto tre Mondiali di Formula 1 e 4 Gp d’Italia: 3 a Monza e uno a Imola. Ha collezionato sorpassi e donne, ha sfidato i più grandi: da Ayrton Senna a Nigel Mansell, da Alain Prost a un giovane Michael Schumacher. Alcuni ricordi sono sbiaditi, finiti velocemente nello specchietto retrovisore di una vita consumata veloce, con il pedale sempre abbassato. Anche in pista ha sempre preferito i tracciati veloci, come Zeltweg, come Monza: «Era bello correre qui, con i curvoni da percorrere in pieno. Sempre bello tornare in Italia, tornare a Monza. Mi è sempre piaciuto stare qui. Oggi la Formula 1 è diversa, se sbagli hai quasi sempre possibilità di rientrare in pista. Alla mia epoca non era così. In chi mi rivedo? Non saprei giudicare, ma come stile e carisma ho sempre apprezzato Sebastian Vettel, sin dall’inizio della sua carriera».

Rosberg a Monza nel 2016

Rosberg a Monza nel 2016


Sono passati neanche due anni da quando, in tuta grigio Mercedes, era sul podio di Monza a festeggiare la vittoria intonando il “po-po-po-po-po-po” reso immortale dal Mondiale di calcio 2006 e poi mutuato un po’ ovunque. La vittoria di quel campionato avrebbe coinciso con l’addio alle corse del pilota tedesco, che snocciola discorsi in cinque lingue senza battere ciglio e che con altrettanta lucidità di pensiero ebbe a dire: «Ho raggiunto il mio obiettivo, ora posso ritirarmi». Nico Rosberg oggi è nel paddock come commentatore tv e non esita a dire che «no, questa Formula 1 non mi manca. Eppure sono qui». La sua Monza è un ricordo che non può prescindere da quel successo di due stagioni or sono. «Sì, è stato quello il momento più bello, che mi ha visto cantare al microfono con il pubblico». Anche perché il feeling con i tifosi italiani Rosberg l’ha sempre avuto. A prescindere dalla monoposto guidata. Forse anche per quello viene da chiedersi cosa sarebbe potuto venire a Monza al volante di una Rossa. «Beh sì, sarebbe stato bello», sorride. «Ma non si può avere tutto. E poi, in fondo, avevo una Mercedes. Direi non male», ammicca prima di andare via.


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