Dopo l’emergenza: Giuseppe Caprotti racconta l’alleanza solidale per i nuovi poveri e chi ha bisogno
Caprotti Giuseppe e Filippo Viganò: Caprotti mostra la medaglia al merito della sanità pubblica data al nonno Guido Venosta (Foto by Elisabetta Pioltelli)

Dopo l’emergenza: Giuseppe Caprotti racconta l’alleanza solidale per i nuovi poveri e chi ha bisogno

L’alleanza tra Fondazione europea Guido Venosta, presieduta da Giuseppe Caprotti, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus e il Csv per rispondere ai bisogni generati dall’emergenza sanitaria attraverso azioni concrete e risposte forti ai bisogni del territorio.

Rispondere ai bisogni generati dall’emergenza sanitaria attraverso azioni concrete e risposte forti ai bisogni del territorio. La Fondazione europea Guido Venosta, presieduta da Giuseppe Caprotti, figlio di Bernardo Caprotti, in collaborazione con la Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus e il Centro di servizio per il volontariato Monza, Lecco e Sondrio, ha deciso di sostenere un progetto dedicato alla prevenzione e al sostegno delle nuove povertà ai tempi del Covid-19, con un finanziamento di 600 mila euro per 3 anni. A cominciare da un bando da 40 mila euro a sostegno del trasporto sociale.

LEGGI Nasce “La Comunità della salute” per rispondere ai bisogni dell’emergenza sanitaria
LEGGI Coronavirus, l’impegno benefico in prima linea di Giuseppe Caprotti: «Per attrezzature e aiuti per i più deboli»

«Il suo pensiero e la sua opera non potevano non ispirare le mie azioni. Mio nonno era una persona perbene, visionaria, ed io voglio proseguire l’impegno nel sociale nel solco dell’esempio della mia famiglia. La medaglia al merito della Sanità Pubblica consegnata a mio nonno, e che oggi io custodisco personalmente, rappresenta per me un testamento morale». Giuseppe Caprotti, presidente della Fondazione che porta il nome del nonno, tratteggia gli ideali ed i sentimenti che sono il faro del suo impegno a favore del prossimo.
«La Fondazione che porta il nome del mio nonno materno è stata voluta dalla sua seconda moglie, Carla Venosta, due anni dopo la sua morte, nel 2000. La zia Carla (così la chiamavo io) è invece mancata nel 2019», ricorda Caprotti che oggi è diventato presidente e tesoriere della Fondazione.
Guido Venosta era nato a Milano nel 1911. Dopo una lunga carriera in Pirelli spa come top manager, nel 1966 passò all’Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro): prima, dal 1967, come vicepresidente e poi ricoprendone la carica di presidente dal 1976. Nel 1979 promosse l’istituzione dell’omonima Fondazione a tutela del patrimonio dell’Airc, la Firc (Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro). Ha lasciato la presidenza dei due enti nel 1996, divenendone presidente onorario sino alla morte avvenuta nel 1998. A Guido Venosta, “pioniere del no profit”, è intitolata una strada di Milano (traversa di viale Sarca) ed è intestato un Premio biennale riservato ai giovani ricercatori italiani nella cura e lotta al cancro.

Il pensiero di Guido Venosta ispirano le azioni del nipote oggi alla presidenza della Fondazione che opera in aiuto delle categorie più fragili della popolazione, offre programmi di sostegno alimentare, è fautrice di donazioni a favore di diversi enti pubblici e privati, associazioni. In emergenza Covid-19, la Fondazione Guido Venosta ha devoluto risorse e forniture di dispositivi di protezione.

«Le prossime mosse della Fondazione andranno in due direzioni: lotta alla povertà e ricerca scientifica» dichiara Caprotti. Che ricorda come si esprimeva suo nonno nel suo libro “Dal profit al nonprofit” (prima edizione1977, seconda edizione 1997): «Ho sempre pensato infatti che le classi e le categorie sociali che, per ragioni di nascita o per combinazioni della sorte, avevano potuto godere delle migliori condizioni di vita dovessero ‘rendere qualcosa’ agli altri, avessero cioè il dovere morale di intervenire nella comunità a vantaggio di chi quella fortuna non aveva avuto».

«Una sorta di riconoscimento oggettivo del proprio stato privilegiato e di conseguente contributo a un ideale riequilibrio delle condizioni di vita di tutti. Nulla di messianico o eroico, beninteso - afferma Caprotti - ma un semplice atto di coerenza esistenziale. O di giustizia, se si preferisce».


© RIPRODUZIONE RISERVATA