Disco verde dallo Sblocca Italia: Busnago trema anche per il raddoppio dell’inceneritore di Trezzo sull’Adda

Disco verde dallo Sblocca Italia: Busnago trema anche per il raddoppio dell’inceneritore di Trezzo sull’Adda

Busnago potrebbe trovarsi accerchiato. La società che gestisce l’inceneritore di Trezzo sull’Adda ha presentato una richiesta per raddoppiare la quantità di rifiuti da lavorare. In virtù dello Sblocca Italia del governo Renzi.

Busnago potrebbe trovarsi accerchiato. E rivivere antiche paure (nella foto una manifestazione del 2010). Se lo sguardo oggi è rivolto verso nord, a Calusco d’Adda, dove potrebbe sorgere un nuovo inceneritore, tra poco tempo i guai potrebbero arrivare anche dall’est, da Trezzo sull’Adda, dove il gruppo Falck potrebbe avere via libera al tanto agognato ingrandimento dei forni del suo Termotrezzo. Il disco verde potrebbe arrivare dal Governo Renzi: secondo quanto riportato dal Corriere della sera, l’inceneritore di Brescia è stato scelto dal Governo per bruciare parte dell’immondizia del Sud Italia, in perenne emergenza rifiuti.

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La conferma è arrivata dallo stesso assessore regionale all’Ambiente Claudia Terzi, che contro lo Sblocca Italia (e il suo art.35, l’articolo incriminato) è ricorsa alla Corte Costituzionale. In riva all’Adda sorge quello che è ritenuto uno degli impianti più all’avanguardia d’Europa: smaltisce la frazione secca di rifiuti solidi urbani e i rifiuti industriali non pericolosi. Non smaltisce invece rifiuti pericolosi. Nel 2012 ha lavorato 163.778 tonnellate di rifiuti, salite a 166.645 nel 2014.
Termotrezzo ha ora presentato una richiesta per passare dalle 166 mila tonnellate a 355 mila tonnellate. Se il potenziamento dovesse passare si arriverebbe decisamente al raddoppio dei rifiuti da lavorare. È l’effetto dell’articolo 35 dello «Sblocca Italia» voluto dal governo Renzi per evitare multe salate dell’Unione Europea.

Da anni Bruxelles ha infatti aperto un’infrazione nei confronti dell’Italia per la sua incapacità a smaltire i rifiuti urbani prodotti nelle regioni meridionali. Per questo il Governo a settembre aveva deciso di aumentare fino al 30 per cento il carico termico degli impianti esistenti, creando una rete nazionale degli inceneritori e privilegiando quegli impianti pensati per il recupero energetico.

Entro tre mesi dall’approvazione del decreto (11 novembre) la presidenza del consiglio dei ministri aveva assicurato di indicare l’elenco degli impianti scelti.
E il 12 febbraio è arrivata alla Regione la richiesta di informazioni . I 13 impianti presenti in regione oggi bruciano 2,6 milioni di tonnellate l’anno: a questi si potrebbero aggiungere altri 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti del sud. Gli inceneritori di piano sarebbero quelli di Bergamo, Dalmine, Como, Milano, Desio, Sesto San Giovanni, Trezzo sull’Adda, Valmadrera, Corteolona e Parona e Lecco.


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