Coronavirus e ritorno a scuola, il virologo: «Nei giovani carica virale altissima, è il momento di monitorare»
Il virologo Francesco Broccolo

Coronavirus e ritorno a scuola, il virologo: «Nei giovani carica virale altissima, è il momento di monitorare»

Il virologo Francesco Broccolo, specialista dell’Università Bicocca, analizza i nuovi dati dell’emergenza coronavirus e propone test molecolari sistematici nelle scuole: «Le mascherine? Vanno bene anche in tessuto. Ma i positivi vanno isolati subito. I giovani hanno una positività pari a quella degli adulti, ma con cariche virali altissime».

A gennaio era stato tra i primi a dire che occorreva arginare il virus mettendo la mascherina, ma oggi alla ripresa delle attività scolastiche, Francesco Broccolo, virologo, ricercatore e professore associato di Microbiologia Clinica all’Università Milano Bicocca, la sconsiglia per i bambini delle scuole elementari.

Professore i dati del rientro delle vacanze ci devono preoccupare?
Certamente i dati di oggi risentono dell’effetto vacanza, ma anche di un monitoraggio maggiore. Nei mesi di marzo, aprile e maggio i tamponi erano riservati ai sintomatici e alle Rsa, solo da metà maggio si sono iniziati a fare sugli asintomatici. Adesso vengono effettuati sui giovani che sono una casistica che non conoscevamo.

Come si presenta il virus tra i giovani?
Hanno una positività pari a quella degli adulti, ma con cariche virali altissime. Questo significa che il virus ha ripreso ad infettare. A fine luglio, grazie ai comportamenti messi in atto, si riscontravano 10mila copie per millilitro, oggi i casi positivi hanno anche un milione di copie per millilitro.

Rispetto a fine luglio è triplicato anche il numero dei pazienti in terapia intensiva.
Significa che il virus sta contagiando, che non è mai cambiato, anzi potrei dire che si è rafforzato. Restano però numeri contenuti. Nei giovani non si vedono complicanze, ma sono vettori che potrebbero infettare i propri familiari più fragili.

Cosa fare?
È il momento di effettuare monitoraggi sistematici. Penso non tanto ai test rapidi che sono molto economici, ma troppo poco sensibili, ma ai test rapidi molecolari fatti sui campioni di saliva. Sono test la cui validità è stata comprovata anche da un articolo uscito in questi giorni sul New England Journal of Medicine. Con il professor Galli stiamo elaborando una proposta da sottoporre al Comitato Tecnico Scientifico perché questi tamponi siano introdotti nelle classi almeno ogni due settimane in modo da poter immediatamente isolare i casi positivi.

Come prevede il rientro in classe?
Ci dovremo abituare ad avere qualche bambino positivo, ma questo non deve portare alla chiusura della scuola. La letalità nei bambini è pari a zero e le complicanze sono rare. Occorre però che le classi siano monitorate regolarmente per identificare immediatamente i positivi.

Banchi singoli e mascherine?
Non credo nell’efficacia di questi banchi singoli e anche se sono stato il primo a dire che la mascherina è la nostra arma per fermare il contagio non vedo possibile che un bambino delle scuole elementari la indossi per tutto il tempo a scuola. È importante vigilare sul distanziamento e monitorare con i tamponi.

Alcune scuole pretendono mascherine chirurgiche quando in molte famiglie si è passati a quelle in tessuto lavabili. Cosa ne pensa?
La mascherina sia chirurgica che in tessuto ha il solo obiettivo di trattenere le goccioline fonetiche, quindi vanno bene sia quelle chirurgiche che quelle in tessuto.

I dati di Monza e Brianza vedono nei giorni scorsi la nostra provincia ai primi posti per numero di positivi dopo Milano e Brescia con una decina di nuovi positivi. Dobbiamo allarmarci?
Può essere l’effetto del rientro dalle vacanze, ma anche un dato che emerge per il gran numero di tamponi eseguiti. La media lombarda tra tamponi fatti e numero di positivi è all’1,49% che è in media nazionale.

C’è il rischio di un nuovo lockdown?
No, ma ripeto è adesso il momento di fare molti test. Non quando esploderà il numero di positivi.

Consiglia il vaccino antiinfluenzale?
Assolutamente sì. Da una parte renderà la diagnosi più semplice, poi è evidente che se i soggetti si infettano meno sono più forti anche rispetto ad altre complicanze batteriche. Ci sono inoltre studi che dimostrano che chi si è vaccinato, anche se esposto al Covid, non si è infettato. Si scatena una sorta di risposta immunitaria innata ed è per questo che c’è anche chi propone un richiamo della vaccinazione antipolio proprio per scatenare la risposta immunitaria ai virus.


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