Coronavirus e lavoro, la situazione delle fabbriche in Brianza: tra smart working, riduzioni temporanee, misure di sicurezza. E scioperi
OPERAIO METALMECCANICO

Coronavirus e lavoro, la situazione delle fabbriche in Brianza: tra smart working, riduzioni temporanee, misure di sicurezza. E scioperi

Metalmeccanici della Brianza tra scioperi, cassa integrazione, chiusure temporanee e ferie. Il quadro della situazione dice che nelle fabbriche «il 50% dei lavoratori rimangono assenti». Il Gruppo Agrati stipula una polizza assicurativa per i dipendenti.

«Ci sono ancora scioperi soprattutto nelle piccole e medie imprese a testimonianza del fatto che il disagio tra i lavoratori è ancora forte, una preoccupazione diffusa per la propria salute che ha portato a tassi di assenteismo altissimi, del 40-50% medio sul territorio. Una situazione non gestibile a lungo».
Enrico Vacca, segretario generale della Fim Cisl Monza Brianza Lecco, definisce così la situazione nelle fabbriche metalmeccaniche della provincia. Il sindacato sta cercando di raggiungere accordi in tutte le aziende per garantire il rispetto del decreto del Governo sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche, alcune delle quali alle prese con casi di coronavirus tra i loro dipendenti, e ridurre al massimo la presenza dei lavoratori.

In aziende come alla ST di Agrate Brianza e alla Candy di Brugherio, si è concordata una riduzione del 66% della produzione e una copertura delle assenze a carico dell’azienda e l’utilizzo dello smart working nel primo caso, una riduzione dell’orario con la riorganizzazione dei turni nel secondo.
Alla Brugola di Lissone è stato ridotto l’orario ed è stato riorganizzato l’accesso allo spogliato. Mense e spogliatoi, d’altra parte, sono gli ambienti più critici da gestire per riuscire a tenere le distanze di sicurezza anticontagio.

«Stiamo chiudendo accordi in quasi tutte le aziende - spiega Pietro Occhiuto, segretario generale della Fiom Cgil Monza Brianza - In alcune di queste si è proceduto all’utilizzo della cassa integrazione e delle ferie». In alcune situazioni si è arrivati così alla chiusura temporanea delle fabbriche. Ci sono stati scioperi alla Cgs, alla Canalplast, alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto, dove un lavoratore è stato ricoverato con i sintomi del virus e i lavoratori hanno protestato per il rispetto delle norme di sicurezza.

«Bisogna tenere conto del fattore psicologico -continua Vacca- La dimensione economica l’abbiamo presente tutti, sappiamo che fermare la Lombardia significa fermare il Paese, ma c’è il rischio che il blocco delle attività arrivi i maniera indiretta». Che i lavoratori, insomma, decidano di non prestare più la loro opera chiudendo di fatto le attività delle quali a livello normativo si assicura l’apertura. In molti casi, dove possibile, si continua lo smart working: così è alla Ksb, all’Alfa Lavall, alla Commscope, alla

Flowserve Valbart, alla Imi Norgre, alla Toshiba. Ma si tratta evidentemente di una modalità che può essere applicata solamente a certe mansioni.

Uno dei settori più esposti, oltre quello metalmeccanico, è poi quello del commercio, della grande distribuzione, dove i lavoratori sono a diretto a contatto con la gente e dove non è sempre facile mantenere le distanze adeguate: «C’è molto nervosismo negli iper e nei centri commerciali» dice Matteo Moretti, segretario generale della Filcams Cgil Monza e Brianza.

I sindacati hanno chiesto al Governo di chiudere gli esercizi la domenica e e ridurre gli orari di apertura. La Coop, ad esempio, ha già deciso di non aprire nell'ultimo giorno della settimana. Si tratta di un provvedimento che, però, si vorrebbe esteso a tutti i punti vendita, anche per consentire di mettere in atto la sanificazione dei luoghi di lavoro.
«Stiamo facendo pressione anche a livello regionale» conclude Moretti. Nel Lazio è già stata decisa la riduzione degli orari e la chiusura per mezza giornata la domenica.

Una polizza assicurativa a favore di tutti i suoi dipendenti per coprire e eventuali conseguenza derivanti dall’infezione del coronavirus. L’ha attivata il Gruppo Agrati di Veduggio con Colzano, una delle eccellenze brianzole dell’automotive, leader a livello mondiale dei sistemi di fissaggio. E non è l’unica decisione presa dall’azienda per fare fronte al periodo di emergenza: Agrati, infatti, ha acquistato anche quattro autoventilatori a favore del reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Gerardo di Monza, in prima linea nella cura dei malati da virus. Un modo anche questo per sostenere i volontari, le associazioni, i medici e le strutture ospedaliere che in questi giorni stanno facendo il massimo per contenere il contagio hanno bisogno l’aiuto di tutti. In azienda una parte del personale lavora da casa, ma c’è anche chi continua a lavorare nel sito produttivo attuando le misure di sicurezza previste


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