Come cambierà Vimercate: il progetto preliminare per l’area del centro con  l’ex ospedale
Rendering per l’area ex ospedale di Vimercate (Foto by Martino Agostoni)

Come cambierà Vimercate: il progetto preliminare per l’area del centro con l’ex ospedale

Presentato in consiglio comunale il progetto preliminare che ridisegna l’area di Vimercare che comprende l’ex ospedale, l’ex consorzio agrario e Cava Cantù. In pieno centro previsti residente, distretto sanitario, uffici, negozi, parchi, posteggi e un laghetto. Le reazioni.

Una nuova piazza si apre a fianco della biblioteca e a Palazzo Trotti, quindi prosegue con un’ampia fontana quadrata a raso verso l’inizio di un boulevard che attraversa un quartiere con otto palazzi distribuiti in modo regolare tra giardini e aiuole realizzati nell’isolato tra le vie Cremagnani, Ospedale e Ronchi. E quindi il percorso del boulevard procede oltre la via Ronchi, con nuovi edifici con funzioni commerciali e di terziario arrivando all’area dell’ex cava Cantù che diventa un parco con un laghetto, nuove strade, parcheggi e piste ciclabili fino alla tangenziale.

È il progetto della Vimercate del futuro, quello che chiuderà con il passato che da anni vede la fascia che dal centro storico arriva fino alla tangenziale come un quartiere morto, lasciato alla desolazione delle vecchie strutture dell’ex ospedale ormai semi-abbandonato e quindi, oltre via Ronchi, delle aree chiuse dell’ex consorzio agrario e dell’ex cava Cantù. Una porzione della città da 132.684 metri quadrati per cui giovedì sera è stato svelato in Consiglio comunale il progetto per il suo recupero integrale che potrà essere realizzato progressivamente nell’arco di 10 o 20 anni, e che è stato presentato lunedì sera nell’auditorium della biblioteca il sindaco Paolo Brambilla, con il vicesindaco con delega all’Urbanistica Corrado Boccoli, il dirigente dell’area pianificazione Bruno Cirant e l’architetto e progettista Davide Macullo in un incontro pubblico.

Si tratta del progetto preliminare legato al piano integrato di intervento per la riqualificazione delle varie aree private interessate e di proprietà di Devero, di Iver, del Fondo Miruna e di Eldap, oltre alla parte più rilevante dell’ex ospedale in mano a Regione Lombardia e all’Azienda socio sanitaria territoriale di Vimercate.È la maggiore operazione urbanistica che interessa Vimercate e, secondo il progetto visto giovedì dal Consiglio comunale, prevede la realizzazione di nuovi edifici per quasi 82mila metri quadrati di nuove superfici, di cui circa 52.000 per nuove residenze e il resto tra commerciale e terziario. Equivale a pensare a una città che potrà crescere di oltre mille abitanti, offrendo circa 650 nuovi appartamenti .

Il rendering per il recupero del quartiere centrale di Vimercate

Il rendering per il recupero del quartiere centrale di Vimercate
(Foto by Martino Agostoni)


Viene quindi realizzato un nuovo quartiere residenziale nella parte più vicina al centro, lasciando però come previsto l’ex palazzo delle medicine di via Cereda da oltre 5mila metri quadrati per un futuro distaccamento sanitario in città, in cui sono previsti nuovi edifici di ultima generazione per prestazioni energetiche e di sostenibilità. Procedendo verso la periferia ci saranno gli edifici che ospiteranno negozi e altre funzioni, oltre al nuovo spazio verde di almeno 10mila metri nell’ex cava.

L’operazione per gli operatori privati che la eseguiranno ha valori milionari e di parecchi milioni è composta anche la contropartita per il Comune: tra nuove strade, parcheggi tra cui un autosilo, sottoservizi, zone verdi e riqualificazioni di aree ci sono opere pubbliche per 21,5 milioni di euro, ci sono poi 5,5 milioni di contributo per il recupero della palazzina di via Cereda, 4 milioni per manutenzioni, 3,4 milioni per riqualificazione energetica di edifici pubblici.

Le reazioni

Il progetto per il futuro recupero dell’area ex ospedale è passato dal Consiglio comunale, ma non senza polemiche e veleni. E all’atteggiamento nei confronti dei temi urbanistici che ormai contraddistingue da oltre un anno i gruppi di opposizione, che lasciano l’aula al momento del voto ricordando i rinvii a giudizio che hanno riguardato il caso dei lavori a Villa Sottocasa, si sono aggiunte critiche e sospetti verso una maxi operazione immobiliare da oltre 600 nuove abitazioni e quasi 250 mila metri cubi complessi di nuove edificazioni.

Il consigliere di Noi per Vimercate Alessandro Cagliani ha presentato un’istanza per non discutere l’oggetto «perché, viste le persone coinvolte nel progetto, può recare danno all’immagine della città». Una richiesta subito bocciata dalla maggioranza, ma che non ha impedito durante la discussione generale a Cagliani di argomentare la questione.
«Da 15 anni l’urbanistica di Vimercate si avvita sempre attorno alle stesse persone e vicende – ha detto Cagliani -. Appare quasi provocatorio quindi proporre oggi un progetto realizzato dalla Leader srl (società immobiliare dell’architetto Ivo Redaelli proprietaria di Villa Sottocasa). Se il progetto è così importante per il futuro di Vimercate, mi chiedo perché neanche si sia riusciti a trovare un altro architetto rispetto a quello rinviato a giudizio con il sindaco. È una questione che avvelena il clima e non si capisce perché non si sia trovata un’alternativa».

Altri sospetti ha sollevato il capogruppo del Movimento 5 Stelle Francesco Sartini rispetto a «un’operazione da 300 milioni di euro che potrebbe suscitare appetiti che non vorremmo ci fossero. Non mi lasciano sereno i nomi delle persone che girano attorno a questo progetto. E per capirci cito quanto scritto nell’assoluzione del cosiddetto “Sistema Sesto”, in cui i magistrati dicono che non sono state riscontrate questioni penalmente rilevanti ma eticamente sì, per la vischiosità dei rapporti che ci sono stati in quelle operazioni». Sartini ha poi ricordato che era stata fatta una raccolta di 4mila firme per prevedere anche una struttura innovativa dedicata agli anziani mentre ha ribadito l’inopportunità di realizzare nuove case a Vimercate.

Un punto ripreso anche dal capogruppo della Lega Nord Elio Brambati: «La sfida di questo progetto era mantenere le volumetrie presenti, spalmate sull’area ma con le stesse destinazioni di servizi pubblici e sanitari. Non far realizzare ai privati del residenziale: 600 appartamenti che, con la situazione che c’è, chi andrà ad abitarci? Poi se si legge l’accordo siglato tra Comune e azienda ospedaliera nel 2002, oggi, dopo 14 anni, non è cambiato nulla. Non è stato contestualizzato nelle nostre necessità mentre invece sono cambiate alcune proprietà, e in questi anni sono cambiati anche alcuni interessi: bisogna rivedere il piano secondo le logiche future, e non sul fatto che ora i privati ci mettono i soldi».

Rigetta accuse e sospetti il vicesindaco con delega alla pianificazione Corrado Boccoli che ribadisce che «il piano di intervento è di iniziativa privata e non spetta al Comune scegliere il progettista. Anzi, l’architetto Redaelli è stato scelto dagli operatori, tra cui Regione Lombardia. Chi avanza invece insinuazioni di infiltrazioni è solo perché non ha altri argomenti e segue una logica che non porterebbe a fare nulla: invece di questo progetto c’è la piena trasparenza, ci sono 10 anni di percorso partecipativo con i cittadini e anche questo passaggio in Consiglio comunale, che non era dovuto, è stato fatto per proseguire il confronto aperto con la città».

Al momento del voto in aula c’era solo la maggioranza che ha approvato l’indirizzo del piano che, entro aprile, sarà adottato ufficialmente dalla Giunta e farà avviare la Via, valutazione di impatto ambientale, con previsione poi di approvazione definitiva nel 2017.


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