Centro massaggi “hot” di Carate, domiciliari e giudizio immediato per Kyra Kole
Kyra Kole, nome d’arte di Edyna Greta Gyorgy

Centro massaggi “hot” di Carate, domiciliari e giudizio immediato per Kyra Kole

Arresti domiciliari con divieto di espatrio, e richiesta di giudizio immediato per la 34enne Edyna Greta Gyorgy, alias “Kyra Kole”, la dj ungherese finita in carcere con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione per aver gestito un centro massaggi a luci rosse in via Amedeo Colombo a Carate Brianza.

Arresti domiciliari con divieto di espatrio, e richiesta di giudizio immediato per la 34enne Edyna Greta Gyorgy, alias “Kyra Kole”, la dj ungherese finita in carcere con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione per aver gestito un centro massaggi a luci rosse in via Amedeo Colombo a Carate Brianza. Queste le novità emerse da palazzo di giustizia nel corso della giornata di venerdì 3 maggio. Il gip Cristina Di Censo ha concesso gli arresti domiciliari, accogliendo l’istanza presentata dall’avvocato Maurizio Vinciguerra. Per scongiurare eventuale pericolo di fuga, ha “rafforzato” la misura anche con la prescrizione del divieto di espatrio.

La donna ha potuto dunque lasciare il carcere di San Vittore, per fare rientro nella sua abitazione di Pioltello, nel milanese. È firmata dal pm Carlo Cinque, invece, la richiesta di giudizio immediato avanzata nei confronti dell’imputata. Rito che consente di saltare il passaggio dell’udienza preliminare, anche se è fatta salva la possibilità, per l’imputata, di chiedere, entro un termine di legge, di essere giudicata coi riti alternativi, e ottenere uno sconto di pena.

Kyra Kole

Kyra Kole

Kyra Kole, classe 1989, si presenta come “attrice, showgirl, dj di musica dance”, con qualche partecipazione all’attivo in tv (nel programma Ciao Darwin di Paolo Bonolis, per esempio) e nel cinema. Quello che non emergeva, nei profili della donna, era invece l’attività di conduzione di un centro massaggi a Carate, dove, secondo le accuse, sfruttava la prostituzione di alcune donne italiane, marocchine, romene e polacche. Attività alla quale la donna, che di recente ha posato anche per l’edizione spagnola di Playboy, aveva cercato di dare una parvenza di legalità, visto che faceva lavorare le ragazze solo dopo averle fatto aprire la partita iva, e facendole pagare un canone d’affitto per stare nei locali di via Colombo. Di fatto, però, come accertato dalle indagini, Edyna Gyorgy, tratteneva per sé la metà degli incassi delle ragazze, passando ogni giorno a ritirare il denaro, e gestendo l’attività in molto rigoroso e con “accortezza imprenditoriale”, come hanno riferito gli inquirenti. L’indagine nasce da un litigio molto acceso scoppiato tra due “massaggiatrici”, che ha richiesto l’intervento dei carabinieri

Da quell’episodio, i militari hanno ricostruito l’attività continua del centro, aperto a pochi metri dall’Istituto parrocchiale “Valtorta e Colombo”, nonché il relativo viavai continuo di uomini che pagavano da un minimo di 75 euro, a un massimo di 150 per massaggi in cui si poteva “interagire con la ragazza”.


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