Arcore, il servizio post scuola all’asilo alla fine non parte
scuola infanzia arcore via mantegna

Arcore, il servizio post scuola all’asilo alla fine non parte

Il servizio post scuola alle scuole dell’infanzia di Arcore non parte e rimarrà l’orario ridotto (fino alle 14.30) deciso a inizio anno.Il centinaio di preadesioni non si è concretizzato quando sono stato presentati orari e tariffe, considerate troppo alte.

Scuole materne a Arcore: l’orario ridotto deciso a settembre dalla direzione didattica è un boccone amaro che non va giù. E anche la pezza che il Comune ha provato a metterci non ha funzionato. È dei giorni scorsi il fallimento del progetto post-scuola che, su iniziativa dell’amministrazione comunale, avrebbe dovuto prolungare l’orario dei due istituti dalle 14.30 alle 16.30 (lo scorso anno quello standard arrivava fino alle 16). Il bisogno era stato espresso a gran voce da molte famiglie dei due plessi (via Beretta e via Mantegna) dopo che la dirigente scolastica Marta Chioffi aveva spiegato di non poter garantire il solito orario per via della carenza d’organico e delle frequenti quarantene.

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Il centinaio di pre-adesioni raccolte in modo informale tra novembre e dicembre sono crollate sensibilmente questa settimana quando il Comune ha chiesto alle famiglie di formalizzare l’iscrizione allegando le tariffe. Tempi tardivi e stretti, cifre alte, orari non comodissimi e in qualche caso scarso bisogno hanno scoraggiato molte adesioni, al punto che nella quasi totalità delle classi non è stato raggiunto il numero minino di sei iscritti fissato dal Comune per ragioni di costi.
Il servizio partirà solo in una classe di via Beretta.

Il problema più rilevante sarebbe quello economico: nell’ipotesi peggiore, ovvero con soli sei iscritti per classe, ognuno avrebbe pagato 265 euro per ciascuna delle due rate prevista fino a fine giugno. Nella migliore delle ipotesi, con 14 iscritti, ognuno avrebbe pagato 113 euro a rata. Qualche altro genitore ha spiegato di essersi dovuto riorganizzare rinunciando a parte del carico di lavoro per badare ai figli e di non aver più quell’esigenza, pur a malincuore.

Qualunque sia la singola motivazione, quello che rimane è lo scontento di tutte le parti: i genitori che volevano iscrivere i figli al post-scuola malgrado i costi, ma che si sono trovati a piedi perché nella classe il numero minimo di sei non è stato raggiunto. I genitori che hanno dovuto rinunciare per ragioni economiche, l’amministrazione e gli uffici che hanno lavorato e cercato soluzioni per due mesi, gli operatori della cooperativa Aeris che dovrebbe gestire il servizio, operatori che erano stati precettati nell’ottica di 50-100 adesioni e che invece resteranno a casa.

Il quadro è complesso, le responsabilità da suddividere. La gestione è stata troppo informale con un’amministrazione che ha dialogato con un gruppo di genitori ma non con un organismo ufficiale come il Consiglio di Istituto. La strada dei bandi governativi poco battuta. Sull’ipotesi che la scuola torni a fare la sua parte con le modalità consuete, poi, la preside non ha lasciato troppe speranze alla fine dell’anno: «Per ora non si trovano insegnanti e il mio timore è che quelli disponibili siano già impegnati su altre scuole. Ad oggi non ci sono le condizioni, tra malattie e quarantene, ci siamo già trovati in gravi difficoltà con classi da coprire e docenti insufficienti».

Amarezza anche per l’assessore Paola Palma: «Era un obiettivo comune, ci abbiamo davvero provato con tanto lavoro, io, gli uffici comunali, tanti genitori. Una grande delusione che sia finita così».

Rispetto all’accusa di aver tenuto costi troppo elevati, «l’avevamo detto subito ai genitori che ci hanno sollecitato un confronto in autunno, che le cifre sarebbero state diverse dal solito, mi sembra strano che in molti si siano tirati indietro solo ora. Si sarebbe trattato di un costo più elevato anche per il Comune, ma eravamo disposti a farcene carico. E, diciamocelo, lo avremmo fatto per coprire una carenza d’orario che dipende unicamente dalla scuola».

Palma ha spiegato che il Comune avrebbe contribuito con il 16 per cento dei costi globali, costi lievitati in tempi di Covid per i nuovi rapporti educatore-numero di bambini e per la necessità di mantenere i bambini nelle stesse classi (bolle) del tempo-scuola.

Normalmente il contributo del Comune si aggirava intorno al 14 per cento. «Si tratta di un servizio - ha spiegato Palma - e come per tutti i servizi, utilizzati solo da una parte dei cittadini, non possiamo come Comune contribuire troppo. È un criterio generale che si adotta sempre, per ragioni di equità nei confronti della cittadinanza. Abbiamo davvero fatto tutto il possibile e io mi sono messa a disposizione dei genitori dando anche il mio numero di cellulare per spiegare bene ogni aspetto».


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