1869, Casa Savoia unisce i più piccoli: 150 anni fa nascono i Comuni della Brianza come li conosciamo
besana: 150 anni nuovo Comune di Besana in Brianza (Foto by Signorini Federica)

1869, Casa Savoia unisce i più piccoli: 150 anni fa nascono i Comuni della Brianza come li conosciamo

Centocinquanta anni fa, nel 1869, sono nate le amministrazioni così come sono oggi: Besana in Brianza, Carate Brianza, Cesano Maderno, Giussano sono alcuni esempi. Tra storia, sovranisti ante litteram e curiosità.

È passata alla storia la frase di Massimo D’Azeglio che, parafrasando, diceva che fatta l’Italia, bisognava pensare a fare gli Italiani. Questione di frammentazione culturale, dialettale e delle tradizioni; questione di alfabetizzazione e di formazione. Ma anche, volendo allargare la prospettiva all’organismo statale che dal 1861 si ritrovava a dover fare i conti con una rivoluzionata gestione politica, con la necessità di ottenere l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia. In tale cornice storica si inseriscono le soppressioni delle municipalità avvenute nel 1869, oggi sinonimo del 150esimo anniversario dall’istituzione di alcuni Comuni brianzoli come siamo ormai abituati a conoscerli.

Si tratta di Besana in Brianza, che 150 anni fa assunse profili completamente nuovi con la soppressione dei Comuni di Valle Guidino, Cazzano Brianza, Villa Raverio, Monte Siro, Calò e Vergo e la loro annessione al “capoluogo” Besana.
Ma anche di Carate Brianza cui furono aggregati gli ormai “ex” Comuni di Agliate e di Costa Lambro. E ancora su Cesano Maderno confluirono Binzago e Cassina Savina. Birago e Copreno abbandonarono la veste di Comuni autonomi per aggregarsi a Lentate sul Seveso, e lo stesso avvenne per Cassina Aliprandi (aggregato a Lissone), Capriano di Brianza (aggregato a Briosco), Pinzano (aggregato a Limbiate) e Tregasio (aggregato a Triuggio).

Singolare il caso di Giussano, che nel 1869 ottenne l’annessione di Robbiano e solo l’anno successivo quella di Paina (Paina, nel 1869, fu annesso a Seregno). Villanova Vimercate fu soppresso e aggregato a Bernareggio, mentre Usmate e Velate Milanese – sempre 150 anni fa – vennero fuse nel Comune di Usmate Velate.

Fuori dall’anniversario tondo si inseriscono poi Cassina Baraggia e San Damiano di Monza, andati a costituire Brugherio nel 1866 (nello stesso anno, Moncucco di Monza fu ripartito tra Brugherio e Cologno Monzese); Colnago e Porto d’Adda, aggregati al Comune di Cornate nel 1870; Omate aggregato nel 1868 ad Agrate Brianza. Nel 1865 ci fu la fusione di Veduggio e Colzano nel nuovo Comune di Veduggio con Colzano.

Ogni nuova istituzione fu ufficializzata con Decreto istitutivo firmato dal Re Vittorio Emanuele II, su proposta del Ministero dell’Interno e dopo delibera dei consigli provinciali. Anche ai consigli comunali si chiese di deliberare nel merito. La Legge che permise il completo riassetto delle municipalità italiane fu la numero 2248 del 20 marzo 1865, conosciuta anche come Legge Lanza e denominata “legge per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia”. In particolare, nell’articolo 14 si legge: “I comuni contermini che hanno una popolazione inferiore 1.500 abitanti, che manchino di mezzi sufficienti per sostenere le spese comunali, che si trovino in condizioni topografiche da rendere comoda la loro riunione, potranno per decreto reale essere riuniti, quando il consiglio provinciale abbia riconosciuto che concorrono tutte queste condizioni”.

Quadro storico, cittadini contrari. Il quadro generale era quello dell’Unità d’Italia, evento fresco e pregno di sentimento nazionale. Il particolare da cogliere solo rimpicciolendo la scala di rappresentazione, e scendendo fin sulle piccolissime municipalità, era quello di fiero campanilismo. Perché nonostante la proposta del Ministero dell’Interno, recepita con deliberazione del Consiglio provinciale di Milano, di sopprimere i Comuni di Valle Guidino, Cazzano Brianza, Villa Raverio, Monte Siro, Calò e Vergo per aggregarli a quello di Besana, i consigli comunali chiamati a deliberare nel merito si espressero con votazione contraria. Gli stessi abitanti si mostrarono recalcitranti: “Piccolo è bello! Perché con Besana? Dove finirà la nostra autonomia?”. Ce li si può immaginare con facilità nei cortili e nelle piazze, fuori da messa o nelle osterie a discutere di come il provvedimento di unione fosse una cattiva idea. Complice del malcontento sarà stata certamente la particolarissima identità frammentaria del territorio che oggi ricade tutto entro i confini di Besana in Brianza. Dalle 7 municipalità dipendevano infatti una serie di altre località quali Brugora, Casaglia, Rigola, il Guidino, Visconta e Zoccorino. Oltre a numerose cascine. Il decreto firmato da Re Vittorio Emanuele II (9 febbraio 1869) sancì la nascita del nuovo Comune di Besana in Brianza dall’1 aprile 1869: con i suoi 16 chilometri quadrati e i suoi 6mila abitanti, divenne uno dei Comuni più importanti della Brianza.

Curiosità. Addio ai Comuni di Agliate e Costa Lambro, benvenuto al più ampio Comune di Carate Brianza, cui le due attuali frazioni si aggregarono ufficialmente dall’1 aprile 1869, dopo la formazione del nuovo consiglio comunale. Il Decreto istitutivo firmato da Re Vittorio Emanuele II a Napoli è datato 9 febbraio 1869 e arrivò a valle delle disposizioni statali in materia di accorpamento dei Comuni, della delibera di Consiglio provinciale di Milano e delle delibere dei 3 Consigli comunali, che approvarono il progetto nel mese di gennaio. Nei primi anni dell’Unità di Italia, a Carate si succedettero i sindaci Giovanni Pietro Caprotti (1860 – 1864), Alberto Battaglia (1864 – 1868) e il cavaliere Pietro Krumm (1868 – 1887).

Prima ancora della soppressione dei Comuni di Agliate e di Costa Lambro per il loro accorpamento a Carate Brianza, le autorità governative del giovane Stato italiano si erano qui fatte sentire nel 1862. Quando al consiglio comunale arrivò la richiesta di modificare il nome del Comune da Carate a Carate Brianza, così da differenziarlo dall’omonima municipalità in Provincia di Como. Ma il consiglio comunale presieduto dal sindaco Giovanni Caprotti respinse una prima volta la richiesta del cambio nome, preferendo l’antica denominazione. Solo dopo ulteriore sollecitazione della Sotto-Prefettura di Monza, il parlamentino locale deliberò per il nuovo nome, scegliendo “Brianza” in alternativa a “Lambro”.


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