«Una settimana di sospensione all’asilo per il Tuca Tuca della Carrà»

Lo racconta Ettore Radice, oggi noto a Monza e in Brianza per le attività culturali, dopo la morte di Raffaella Carrà: nel 1972/73 aveva portato all’asilo il 45 giri di Tuca Tuca ed era stato sospeso per una settimana.
Raffaella Carrà Tuca Tuca (Rca)
Raffaella Carrà Tuca Tuca (Rca)

Sospeso all’asilo per aver fatto ascoltare il Tuca Tuca ai compagni. Lo racconta Ettore Radice, alunno alla scuola dell’infanzia del Castello, a Monza, nell’anno scolastico 1972/1973 e oggi conosciuto per le tante attività storiche e culturali in città e in Brianza. Un ricordo condiviso alla notizia della morte di Raffaella Carrà, lunedì 5 luglio.

«Una settimana di sospensione all’asilo per il Tuca Tuca della Carrà»
Monza Ettore Radice

«Allora avevo quattro anni. Mi piaceva portare all’asilo il mio mangiadischi e la raccolta dei miei 45 giri. C’erano molte favole raccontate, ma anche qualche canzone. Tra queste mi piaceva molto il Tuca Tuca di Raffaella Carrà. Era una musica allegra e vivace che mi ha catturato subito. Ho voluto portare il disco all’asilo per farlo ascoltare ai miei compagni. Appena le suore hanno sentito la musica spargersi tra i corridoi della scuola mi hanno immediatamente sequestrato il mangiadischi».


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Un episodio inspiegabile per un bimbo di 4 anni. «La direttrice ha chiamato i miei genitori. Solo suor Romana, lo ricordo ancora, aveva preso le mie difese cercando di minimizzare l’accaduto». Ma non è servito: l’alunno Ettore Radice è stato sospeso per una settimana per quel gesto tanto “rivoluzionario”.

«Da quel momento non ho più potuto portare i miei dischi a scuola, né tantomeno quelli della Carrà. Ricordo – conclude Radice – che solo qualche anno dopo i miei genitori mi spiegarono il motivo di quella reazione così drastica delle suore. Quelli erano anni nei quali la Chiesa non apprezzava la presenza di una donna che ballava in prima serata su Rai 1 con l’ombelico scoperto».

Un altro ricordo indiretto riguarda le vacanze estive a Bellaria della famiglia Radice. «Ci andavo con i miei genitori che mi portavano spesso a prendere il gelato nella gelateria di proprietà della mamma della Carrà».