La frase di Nelson Mandela “lo sport può cambiare il mondo” ha ispirato, quindici anni fa, la nascita dell’associazione “Sport senza Frontiere”. Quindici anni dopo l’ente del terzo settore che promuove lo sport come strumento di inclusione sociale ed educativa per bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni in condizioni di disagio vanta numeri da record.
Sono 228 le associazioni sportive coinvolte, 10mila minori seguiti, quasi 230mila ore di sport erogate. Dopo Roma, Milano, Novara, Torino, Napoli, Bari e Palermo, l’ente del terzo settore è operativo da poco più di un anno anche su Monza dove, in questo anno scolastico, ha preso in carico 20 minori.
Terzo settore, Sport senza frontiere anche a Monza: il cambio di vita di Roberta Vecchi e Raffaele Taglioretti
L’arrivo a Monza è coinciso con l’impegno di una coppia di sportivi (praticano il triathlon), Roberta Vecchi e Raffaele Taglioretti, che ha deciso di cambiare vita. Roberta, architetto già da qualche anno era attiva nel volontariato, Raffaele dopo una carriera nei sistemi informativi di grandi aziende, ha deciso di lasciare il mondo del profit.
«Non mi riconoscevo più nel modello delle aziende profit – spiega – e ho deciso di dedicarmi a qualcosa in cui credo». «Non abbiamo avuto figli – prosegue Roberta- ma cercavamo un progetto a favore dei giovani e giovanissimi e ci siamo ritrovati nella missione di “Sport senza frontiere”». A Monza Raffaele si occupa di corporate relation e raccolta fondi, Roberta è la coordinatrice del progetto ed è lei che incontra per prima i ragazzi e le famiglie.
Terzo settore, Sport senza frontiere anche a Monza: come funziona il progetto e a chi si rivolge
«Le segnalazioni ci arrivano dai servizi sociali – spiega – il primo colloquio avviene a casa dei bambini o dei ragazzi. Andiamo insieme ad uno psicologo e ad un educatore, di fatto prendiamo in carico l’intera famiglia. Nel colloquio cerchiamo di capire quale sia lo sport preferito e poi facciamo in modo di trovare una società pronta ad accoglierlo. Ci sono società che aprono le porte gratuitamente, altre con il pagamento di una quota solidale».
Il monitoraggio del percorso è costante tra psicologo, educatore e allenatore. Si utilizzano delle tabelle messe a punto in collaborazione con le università di Milano e Roma. Si monitora la frequenza, il comportamento, ma anche il percorso scolastico. A Monza i bambini seguiti quest’anno (il progetto si sviluppa su almeno tre anni) sono venti, tutti stranieri di seconda generazione, per l’anno prossimo si punta al raddoppio e, anche grazie al sostegno della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, ad estendere il progetto all’intera provincia.
«I bambini seguiti finora risiedono in quartieri dove il disagio socio-economico è più forte, lavoriamo a Cederna, San Rocco, Sant’Albino, Regina Pacis, San Giuseppe. Abbiamo una rete di collaborazioni con il Comune che interviene anche economicamente sulle quote degli sport praticati in strutture comunali, la Caritas, la San Vincenzo, Cascina Cantalupo, la Comunità degli Artigianelli che ci segnalano alcuni casi, l’oratorio Frassati».
L’attività prosegue anche durante l’estate con settimane multisport a Clusone e al Terminillo con psicologi ed educatori e week end nella natura. L’appello dell’Ets è al tessuto imprenditoriale di Monza e Brianza: “adottare” un bambino o un ragazzo significa dare una possibilità di inclusione e crescita a lui e alla sua famiglia. Perché lo sport – come recita lo slogan della onlus – libera tutti. Info: monza@sportsenzafrontiere.it.