Mal d’aria in Lombardia: più che una notizia, una conferma. E sembra non esserci, ormai, più stagione che tenga: d’estate come d’inverno, pur cambiando, la natura degli inquinanti e le loro concentrazioni, il risultato resta, purtroppo, lo stesso. L’aria nel bacino padano è sempre più frequentemente da bollino rosso. E se d’estate il problema è l’ozono, nei mesi più freddi sono il Pm 2.5 e il Pm 10 ad avere la meglio (cioè la peggio).
Lo dimostrano i dati di Arpa Lombardia: il via libera per l’accensione dei riscaldamenti – a Monza dal 22 ottobre, nonostante le temperature ancora piuttosto miti per il periodo – ha presto portato a un innalzamento delle quantità di particolato nell’aria. Stando alle stime modellistiche registrate ed elaborate dai rilevatori posizionati in città, quanto a Pm 2.5 il cambio di passo si è registrato martedì 27 ottobre (e la tendenza ha iniziato a delinearsi già dal giorno prima, lunedì 26), con valori quadruplicati e, addirittura, anche quintuplicati rispetto a quelli della settimana precedente.
Si è passati dagli 8 microgrammi per metro cubo del 22 ottobre, segnalati online da un rassicurante azzurro, al rosso dei quaranta microgrammi del 28 e del 29 ottobre. Il 28 ottobre anche il Pm 10, che prima di quel giorno non aveva superato la soglia di attenzione, ha raggiunto i 54 microgrammi per metro cubo (il valore limite giornaliero è di 50). E il bel tempo in previsione nei prossimi giorni potrebbe – quasi paradossalmente – favorire un’ulteriore concentrazione di inquinanti.
Le criticità ovviamente non riguardano solo il capoluogo brianzolo: anche altri comuni della provincia nei giorni scorsi hanno registrato record negativi. È stato ad esempio il caso ad esempio di Seregno, Vimercate, Agrate Brianza e Bovisio Masciago, con Pm 2.5 da bollino rosso il 27, il 28 e il 29 ottobre. Rispetto agli altri comuni, però, Monza si è distinta (per così dire) anche da un altro punto di vista.
Lo ha segnalato Legambiente Lombardia, che sul finire di ottobre – in occasione della nuova edizione del summit “Aria pulita per il Veneto” – ha presentato i dati “impietosi” del bilancio dell’estate 2026 sulle concentrazioni in atmosfera, in particolare di ozono. L’indagine ha messo a confronto i dati registrati nelle quattro regioni della pianura padana, vale a dire Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto: Monza svetta al secondo posto nella classifica delle città capoluogo di provincia per numero di giornate di sforamento dei livelli consentiti di ozono.
Tra il primo maggio e il 30 settembre 2026 sono stati addirittura 111 – peggio solo un’altra città della Lombardia: Bergamo, con 116. E certo non rassicura, né rasserena, vedere che nella top ten compaiono, complessivamente, altri sette capoluoghi lombardi – oltre a Bergamo e Monza, Brescia con 100 giorni di sforamento, Milano e Lecco con 98, Cremona e Varese con 95. Precisazione: per legge, sono (sarebbero) consentiti al massimo 25 giorni all’anno con livelli di ozono oltre la soglia. E invece “la soglia – precisa Legambiente Lombardia in una nota stampa – è stata superata complessivamente in 35 capoluoghi, con in totale 2.834 giorni sopra il limite di legge”. Una condizione che ha spinto l’associazione ambientalista a “chiedere al governo una strategia nazionale sulle cause strutturali dell’inquinamento, con un piano straordinario per la pianura padana, obiettivi vincolanti e risultati misurabili a tutela della salute”.