Data center a Vimercate, il Coordinamento dei cittadini che vuole fermare tutto: lettera ai sindaci e richieste

A Vimercate il Coordinamento di cittadini consapevoli vuole fermare i progetti di Data center previsti a Velasca e in via Santa Maria Molgora.
Data center foto Freepik
Data center foto Freepik

Chiedono un incontro con il sindaco, hanno scritto a tutti i comuni nel raggio di 10 chilometri. Sono i vimercatesi che si sono raccolti in un Coordinamento di cittadini consapevoli per fermare la realizzazione dei due progetti di Data center previsti in città a Velasca, nell’area ex Ibm, e in via Santa Maria Molgora in un’area agricola.

“Il tempo delle decisioni calate dall’alto è finito”, dicono in un comunicato. L’obiettivo è il congelamento immediato “di ogni iter autorizzativo e la convocazione urgente di un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza”. E per ottenerlo chiamano a raccolta la città affinché le informazioni si possano spargere per coinvolgere il maggior numero di persone possibile.

Data center a Vimercate, il Coordinamento dei cittadini che vuole fermare tutto: lettera a Cereda e ai sindaci entro una cintura di 10 km

Il Coordinamento Cittadini Consapevoli di Vimercate ha scritto a Francesco Cereda e ai colleghi primi cittadini dei Comuni della cintura vimercatese per far presente alle istituzioni di non essere disattenti, “magari un po’ disattenti” per aver mancato l’incontro pre estivo in biblioteca sul futuro dell’ex Ibm. Ma proprio da lì si sono alzate le antenne, magari unendosi ad altri già mobilitati.

«Vogliamo far presente la necessità di confrontarsi – fanno sapere dal Coordinamento – Siamo un bel gruppo, tanti non sono a conoscenza dei progetti e vogliamo fare informazione. Siamo in contatto con i comitati della Lombardia, dove ci sono già 300 progetti di Data center, e abbiamo accolto favorevolmente lo stop a Vittuone. Ognuno presidia il proprio territorio».

Data center a Vimercate, il Coordinamento dei cittadini che vuole fermare tutto: i timori per l’area a Velasca

Il territorio. Ma anche la salute, il clima e il microclima, la fauna: sono i grandi temi da cui muove la mobilitazione. Il progetto di Velasca, presentato in estate, prevede tre edifici dedicati a contenere i server destinati alla conservazione dei dati e una palazzina direzionale che ospiterà personale e altre funzioni. “A pieno regime le stime parlano di una potenza elettrica di 220 megawatt con 133 generatori di emergenza per una potenza di 1.000 megawatt”, era stato detto. La fornitura di energia per le macchine arriverà dalla nuova sottostazione che verrà realizzata da Terna e che servirà anche il data center di via Santa Maria Molgora.
Un bell’impatto su un territorio in trasformazione, su scala più ampia, anche per l’arrivo dell’autostrada Pedemontana e di altri numerosi progetti tra fotovoltaico in aree agricole e centri elaborazione dati.

«È stato considerato per esempio che i terreni all’ex Ibm sono interessati da occhi pollini? – si chiedono i cittadini – Riteniamo che lo stoccaggio di ben 12 milioni di litri di carburante a ridosso dei centri urbani e anche in un’area classificata a rischio sprofondamento del terreno sia quantomeno un azzardo. Ne abbiamo già avuto esempi chiari, la teoria può essere smentita da episodi reali».

Vimercate Data Center ex Ibm
Vimercate Data Center ex Ibm

Data center a Vimercate, il Coordinamento dei cittadini che vuole fermare tutto: «L’impatto cumulativo»

La lettera di contestazione formale e richiesta di chiarimenti e trasparenza inviata a Cereda è stata recapitata anche ai sindaci dei Comuni entro i 10 chilometri di distanza.

«Una scelta non casuale – continuano – Nessuno ha idea dell’impatto cumultativo: i dati satellitari e scientifici del 2026 dimostrano che l’impatto termico e l’alterazione del microclima generati da simili cattedrali digitali si propagano fino a 10 km dal perimetro degli impianti. A Vimercate i progetti colpiranno due aree a ridosso del centro urbano» e il timore è che le conseguenze si possono propagare per chilometri.

«Le criticità sollevate non sono ipotesi teoriche o allarmismi astratti. Sono drammatici fatti reali già vissuti e testimoniati da intere comunità nel mondo e nel vicino cluster di Siziano. Chi si è visto costruire questi colossi a ridosso delle proprie case sta già subendo sulla propria pelle quello che succederà anche qui: insomma, il proponente fa i suoi calcoli ma il Comune dovrebbe far le veci dei cittadini. Ed è per questo che chiediamo un confronto col sindaco e con tecnici indipendenti».

Data center a Vimercate, il Coordinamento dei cittadini che vuole fermare tutto: le conseguenze temute

Oltre all’inquinamento atmosferico permanente – generato “da una flotta stimata di 252 mega generatori industriali d’emergenza a gasolio che immetteranno tonnellate di CO2, ossidi di azoto e polveri sottili (PM2.5) a pochi metri da case, scuole, uffici, centri sportivi e area ospedale” – i timori sono anche per il possibile “effetto cappa”, “una ‘bolla termica’ permanente, causata dall’interazione dei due impianti, distanti solo 3,5 km in linea d’aria, che riverseranno nell’ambiente il calore continuo equivalente a oltre 500mila abitazioni civili”.

E poi il rumore “incessante a bassa frequenza, come un ‘drone’ fisso e sordo attivo 24 ore su 24 che supera i doppi vetri, distruggendo il sonno e aumentando i livelli dell’ormone dello stress nei bambini e negli adulti”.

«La salute delle persone, la stabilità delle nostre risorse idriche ed elettriche e il valore delle case dei vimercatesi non sono merce di scambio per i profitti dei giganti del tech – dichiara il Coordinamento – Il sindaco ha il dovere politico e la responsabilità sanitaria di rispondere pubblicamente davanti alla popolazione».

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