Mentre il data center di via Santa Maria Molgora aveva ottenuto lo scorso dicembre un via libera unanime dal consiglio comunale, a Vimercate, il nuovo progetto sull’ex Ibm sta sollevando perplessità diffuse. I due progetti sono in realtà più simili di quanto si pensi. Anzi. Sono prossimi ad esseri quasi identici. Entrambi, a pieno ritmo, lavoreranno a 220 megawatt di potenza elettrica, ma il primo sarà realizzato su un’area verde (a destinazione produttiva) mentre il secondo sorgerà sulle ceneri dell’azienda che fu uno dei cuori della Silicon Valley vimercatese. Il primo verrà realizzato dalla società Giambelli, storica realtà del territorio, il secondo da QTS Data centers, holding di livello mondiale parte del patrimonio esclusivo della statunitense Blackstone.
Vimercate, sui data center il dibattito è aperto: le critiche degli ex dipendenti Bames
Eppure, è proprio sull’intervento a stelle e strisce che il dibattito si è rianimato. E sempre su questo che a piovere sono state le osservazioni depositate sia in sede di ministero per l’Ambiente sia al nuovo strumento urbanistico che Vimercate ha presentato alla cittadinanza la scorsa settimana. Quella variante generale che pianificherà il futuro cittadino per il prossimo quinquennio. E che contempla sul proprio territorio due nuovi data center e forse (ma siamo ancora nel campo delle ipotesi) un terzo insediamento nell’area ex Telettra, oltre alla centrale Terna sui terreni del Parco Pane. La scorsa settimana a prendere la parola contro il rischio che Vimercate possa trasformarsi in una sorta di cittadella blindata feudo dell’IA,, è stato un gruppo di ex dipendenti Bames (ex Celestica, Sem e prima ancora Ibm) capitanati dall’ex sindacalista Gianluigi Radaelli. I lavoratori hanno promosso una serie di osservazioni sia in sede di Vas sia di Pgt cittadino. Obiettivo limitare l’impatto e inserire dei vincoli più stringenti ai nuovi insediamenti hi-tech.
Data center a Vimercate, in campo anche l’Avs
Che, va detto, nell’area della cintura milanese stanno crescendo come funghi. Pochi giorni fa a quest’ultima voce si è aggiunta anche quella di Avs tramite i suoi rappresentanti territoriali, la consigliera comunale Federica Villa e la referente della Brianza est Carla Giuzzi.
Avs ha deciso, tramite Villa, di promuovere altre osservazioni ma solo in sede ministeriale. «Auspico – spiega Villa – che il singolo progetto sia considerato nel contesto urbanistico complessivo vimercatese, con particolare riferimento alla realtà di Velasca». A pesare, precisa la consigliera, una situazione che va persino oltre lo stesso data center ma che si inserisce in quel garbuglio di interventi che vedono la Brianza al centro da alcuni anni. Interventi infrastrutturali – come Pedemontana e gli stessi data center – ma anche di consumo del territorio a scopo residenziale. Una grande “dépandance” milanese per i transfughi del capoluogo. «Non dobbiamo dimenticare – precisa Villa – che la provincia di Monza e Brianza è prima, seguita dalla città di Napoli, nella classifica dei territori più cementificati d’Italia. Dobbiamo mantenere uno spirito critico di fronte al fenomeno data center affinché la legittima transizione digitale non lasci spazio all’eventualità di una bolla speculativa”».