Tragedia aerea in Perù, la comunità del Don Gnocchi di Carate ricorda Matteo e Lorenzo

Il professor Valerio Garzillo traccia un profilo commosso dei due giovani, che hanno condiviso il percorso scolastico nel plesso e che erano legati da una solida amicizia
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L’ultimo scatto che ha ritratto le sette vittime prima dell’imbarco per l’escursione fatale

Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco, 24 anni, erano legati da una solida amicizia nata tra i banchi di scuola, al liceo delle Scienze applicate Don Gnocchi di Carate Brianza. Un legame che il tempo e la crescita non avevano sciolto e hanno condiviso anche il grande viaggio in Perù insieme alle rispettive famiglie. È il filo rosso che unisce le sette vittime italiane del drammatico incidente aereo avvenuto nell’area archeologica di Nazca. A perdere la vita sono stati due nuclei familiari molto noti in Brianza. Tra Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco, la condivisione delle esperienze formative al Don Gnocchi di Carate aveva rinsaldato un rapporto d’amicizia e di stima reciproca poi coltivato negli anni.

Tragedia aerea: i ricordi del professor Garzillo

La notizia della scomparsa ha immediatamente fatto il giro della scuola caratese, lasciando incredula tutta la comunità. Il ricordo è anche per le loro famiglie, molto presenti nel percorso educativo dei figli, da loro inteso come luogo per la crescita umana dei ragazzi. A tracciare il profilo di Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco è il professor Valerio Garzillo, loro docente di fisica e informatica. «Ho appreso la notizia dai giornali la mattina di domenica, provando uno sgomento e una sorpresa enormi -queste le parole del professor Garzillo-, una tragedia che ha coinvolto intere famiglie che conosciamo molto bene, poiché le abbiamo incontrate tante volte e sono sempre state estremamente collaborative con la nostra scuola, verso cui hanno mostrato una profonda stima. I colloqui con loro erano frequenti: amavano dialogare molto e si sono sempre dimostrati partecipi e presenti nelle esperienze scolastiche dei figli».

Tragedia aerea: il profilo di Matteo Gianturco

 «Di Matteo ho il ricordo di un ragazzo molto curioso e riflessivo, che ha guardato con attenzione ai suoi docenti in tutto il percorso, affrontando le normali difficoltà scolastiche incontrate, esaminate sempre con cura dalla famiglia e condivise con noi. Matteo è cresciuto molto affrontando le sfide che si è trovato davanti, le ha scoperte durante il percorso e questo lo ha fatto maturare nel tempo. I momenti di naturale scoraggiamento non hanno mai preso il sopravvento. Il confronto con la famiglia è sempre stato serio e costante. Ci ha sempre osservato, tentando di fare propri i nostri suggerimenti come parte di una crescita importante, non finalizzata soltanto ad andare meglio a scuola. Fin da subito curioso della tecnologia, è entrato a scuola con questo spirito ed era molto interessato al mondo della programmazione. Tale passione lo ha portato a realizzare un progetto di stampa 3D al terzo anno, condotto interamente da solo, non a gruppi: si è proprio immerso in questo lavoro, cercando di farlo proprio. Anche di fronte alle difficoltà del percorso, il confronto con la famiglia è sempre stato serio e costante, volto alla crescita della persona e dello studente. Ci siamo sentiti alleati per far crescere in Matteo la fiducia in sé stesso».

Tragedia aerea: il profilo di Lorenzo Angelucci

Garzillo è stato docente, per cinque anni, di Lorenzo Angelucci, recentemente laureatosi in ingegneria gestionaleLorenzo era uno studente molto solare e contento di venire a scuola, con un bellissimo rapporto con tutti i compagni di classe, un legame poi proseguito anche dopo -queste le parole del docente-. Soprattutto nel quarto e quinto anno ha approfondito le proprie inclinazioni, decidendo di intraprendere il percorso di ingegneria gestionale con grande serenità. Solitamente è un momento non facile quello della scelta universitaria, ma Lorenzo era deciso, sereno ed ha affrontato il test del Politecnico di Milano con convinzione. Nel momento in cui il percorso liceale è diventato sempre più duro, lo ha affrontato con una maturità crescente, dialogando spesso con noi alla ricerca di approfondimenti: voleva capire il “perché” delle cose che proponevamo, domandandosi il senso del lavoro da svolgere anziché cercare la strada più facile. La sua non era una fiducia acritica, ma un approccio sempre affrontato con il sorriso, come se avvertisse ogni cosa come un’occasione per sé, come parte di un cammino naturale, nella certezza che ci fosse qualcosa di buono da imparare. La sua famiglia è sempre stata molto disponibile, con un dialogo schietto e sincero. C’era un rapporto di cordiale e profonda stima verso la nostra scuola, che Lorenzo sentiva profondamente sua. I genitori si fidavano ciecamente della scuola, certi che, oltre ai consigli e alla conoscenza, sarebbe servita a Lorenzo come uomo. Un tratto che accomunava l’amicizia tra Lorenzo e Matteo era la passione per il viaggio e la loro viva, reciproca curiosità. Ricordo quando, al secondo anno (era il 2016), siamo andati per due settimane in Inghilterra per una Summer school: erano felicissimi di scoprire tutto e provare a dialogare in inglese. Anche se magari ancora, allora, non fortissimi nella lingua, avevano un grande desiderio di scoperta e di aprirsi all’altro».