Anche quest’anno ci siamo arrivati. Non si sa bene come, ma ci siamo arrivati. C’è chi parte per le Maldive e chi per il balcone di casa. Chi prenota un resort con sette piscine e chi il lettino numero 43 alla spiaggia comunale, strategicamente posizionato tra il bambino che gioca a racchettoni e il signore che ascolta il Festivalbar del 1994 a volume industriale. Sono vacanze. O almeno ci proviamo. Agosto è il mese in cui tutti dicono di voler staccare. Poi passano il tempo a fotografare tramonti per dimostrare agli altri che stanno davvero staccando. Con il risultato che lavorano più in ferie che in ufficio. C’è il turista metodico che parte con tre trolley per quattro giorni. Quello che, appena arriva, fotografa il frigorifero dell’appartamento “per sicurezza”. C’è l’amico che annuncia: “Quest’anno niente telefono”, salvo pubblicare ventisette storie al giorno, compresa quella del cornetto delle 8.14 con l’hashtag #vitasemplice. Poi c’è la fauna da spiaggia. Il bagnino che fischia con l’autorità di un maresciallo. Il venditore di cocco che ormai conosce meglio il litorale della Guardia Costiera. Il bambino che costruisce un castello di sabbia esattamente davanti al vostro ombrellone. Il vicino che spalma la crema solare con l’entusiasmo di un imbianchino al primo giorno di cantiere. E quello che entra in acqua dicendo: “È caldissima”, mentre voi perdete la sensibilità alle caviglie. In montagna cambia il panorama, ma non la specie umana. Quelli che affrontano un sentiero di otto ore con le infradito. Quelli che chiedono dove passa la funivia per raggiungere il rifugio a quota duemila. Quelli che, dopo cento metri di salita, dichiarano: “La montagna rigenera”. Sì, soprattutto il fiato. Poi ci sono i veri eroi. Quelli che restano a casa. Che scoprono improvvisamente quanto sia bella la propria città… perché tutti gli altri sono partiti. Parcheggi liberi. Code inesistenti. Silenzio. Perfino il supermercato sembra un centro benessere. È il momento dell’anno in cui ci si accorge che il lusso non è Ibiza. È trovare posto davanti al panificio. Noi, nel frattempo, ci prendiamo qualche giorno per ricaricare le batterie. O almeno per fingere di farlo. Perché, diciamocelo, il giornalista è una strana creatura: vede una sirena dei pompieri e pensa già al titolo, legge un cartello “Lavori in corso” e immagina un editoriale, sente due pensionati litigare al mercato e intravede una doppia pagina. La notizia, purtroppo o per fortuna, non va mai in ferie. E neppure la Brianza. Per questo vi lasciamo con una raccomandazione.
Godetevi il mare, la montagna, il lago, la campagna o il divano. Mangiate un gelato in più. Leggete un libro (mi raccomando, ci tengo). Spegnete il telefono ogni tanto. Abbracciate chi avete vicino. E se proprio non resistete alla tentazione di litigare, fatelo almeno per decidere se il mojito è meglio dello spritz. Lasciate in pace la politica, almeno fino a settembre. Tanto, state tranquilli, lei non lascerà in pace voi. Noi ci rivediamo dopo le vacanze. Abbronzati? Forse. Riposati? Difficile. Con qualche chilo in più? Praticamente certo. Ma con la stessa voglia di raccontare questa meravigliosa, assurda, imprevedibile Brianza che riesce sempre a regalarci una notizia quando siamo convinti che non possa succedere più niente. Buone vacanze. E ricordatevi una cosa. Le ferie finiscono. Le chat di condominio o di classe, invece, sono eterne.