F1, Morosini in pista: cinque anni fa l’incidente di Schumacher, due ricordi Ferrari (e la tv di Montezemolo)
Un rigore di Michael Schumacher al Brianteo per la partita del cuore del 2012 (Foto by FABRIZIO RADAELLI)

F1, Morosini in pista: cinque anni fa l’incidente di Schumacher, due ricordi Ferrari (e la tv di Montezemolo)

Come ricordare i migliori momenti di Schumacher a cinque anni dall’incidente? Girando attorno alle sue grandi vittorie. Morosini lo fa al fianco di Jean Todt e di Luca Cordero di Montezemolo.

Cinque anni fa, una caduta sulle nevi di Meribel si arrestò la storia sportiva di Michael Schumacher: scoperto da Eddie Jordan, spedito sull’Olimpo della formula 1 da Flavio Briatore e consacrato, grazie alla Ferrari, come pilota più vincente della formula 1. Ora si sussurra che il grande campione stia ritrovando una qualche condizione, che sulla sua ripresa si ritorna a sperare. Sarà vero? Spero ardentemente di sì, perché la mia vita sulle piste di formula 1, che si è sviluppata praticamente da Gilles Villeneuve in avanti, si è conclusa con il quinto titolo mondiale che Michael conquistò con la Ferrari.

Ho tanti ricordi legati alle corse di Michael Schumacher, ma ne voglio ricordare due ai quali tengo particolarmente perché situati coinvolgenti anche latri personaggi dello sport.

IL PRIMO. 14 Aprile 2002, gran premio di San Marino a Imola: la strapotenza Ferrari coglie una fantastica doppietta. Vince Michael Schumacher davanti a Rubens Barrichello mentre sul terzo gradino del podio sale Ralf Schumacher, fratello del campionissimo.

La corsa si snodò secondo canovacci già visti. Schumi andò in testa, Barrichello gli protesse le spalle impedendo a Ralf di insidiarlo. Cosicchè il risultato scontato, in attesa delle interviste di Michael e del direttore della scuderia Jean Todt, consigliò me e molti altri colleghi a trasferirci nella motorhome della squadra, che aveva un collegamento Sky, per seguire il campionato di calcio.

Manco a dirlo, sul video c’era l’Inter che stava perdendo in casa 1-0 contro il Brescia. Una grossa sorpresa perché la squadra nerazzurra, diretta da Hector Cuper, è lanciata verso la conquista dello scudetto (che poi perderà a Roma nella famosa partita contro la Lazio, il 5 maggio).

Sul video scorrevano le immagini: Ronaldo ha la palla e dal limite dell’area lascia partire una botta che si insacca: 1-1. C’è un urlo di felicità da parte dei giornalisti tifosi dell’Inter mentre i “gufi” lanciano i loro strali polemici: “Un pari col Brescia è quasi un disonore”. La motorhome Ferrari si riempì, c’era un bel tifo e Ronaldo quasi sembrò sentirlo. Prese il pallone, si allargò un po’ sulla destra e scoccò il tiro. Il pallone si insaccò a mezz’altezza e l’urlo di gioia dei giornalisti interisti fu quasi un boato: proprio mentre sulla porta era comparso Jean Todt. Accolto dall’ovazione, il boss della Ferrari sorrise e si schermì : “Grazie, grazie, ma la Ferrari ha già fatto altre doppiette in formula 1”. È ovvio che credesse per lui l’ovazione. Lo misi io k.o: “Ma quale doppietta Ferrari: quella che conta è la doppietta di Ronaldo che ha permesso all’Inter di battere il Brescia”.

IL SECONDO. Metà maggio 2003, il 18 c’era il G.P. D’Austria di F.1 a Zeltweg. Mi venne l’idea di chiedere a Luca di Montezemolo di guardarlo a casa sua, a Sasso Marconi, nei pressi di Bologna. Nessun giornalista era mai riuscito a “violare” l’intimità del presidente della Ferrari nel giorno del gran premio. Io ci riuscii.

“Vieni domenica a casa mia in campagna che vediamo la corsa insieme” mi disse Luca, col quale ci siamo sempre dati del tu. Arrivai puntuale, mezz’ora prima che scattasse il gran premio. Il video in realtà era tutta una parete dello studio, sembrava di essere al cinema.

Chiacchierammo del più e del meno, poi Montezemolo a bruciapelo mi chiese:”Chi vince?”. Risposi: “Schumy”. Luca è superstizioso, ma non ha ragione di esserlo: la Ferrari è un missile, Schumacher non commetteva errori. E difatti la corsa si stava sviluppando secondo questi assunti. C’è il pit stop, per rifornire la monoposto di benzina. Una dozzina meccanici è attorno alla Ferrari, con il fortissimo Benny Benassi che regge il tubo del rifornimento di carburante: qualche goccia finisce sui tubi di scarico e il fuoco si leva dal basso della Ferrari.

Montezemolo impallidì, poi scattò come una furia rivolgendosi a me:”Ecco, lo sapevo. La sfiga! Non dovevo farti venire qui. Le corse, a casa, le devo vedere da solo!”.

Lo guardai fra il divertito e il preoccupato mentre i meccanici della Rossa stavano facendo il miracolo spegnendo l’incendio e facendo ripartire Schumacher che rientrò in pista a tutta birra. Luca era lì che guardava trasognato, quasi incredulo. E allora sparai: ”Ma stai zitto e guarda: Michael vince lo stesso. È superiore anche al fuoco!”. Ebbi ragione. E così la giornata a casa di Luca Cordero di Montezemolo, sconfitto nelle sue false credulità e tornato allegro e disponibile, finì con una bottiglia di quelle giuste.

Si è spesso discusso chi fra i piloti di formula 1 sia il più grande: Fangio, Clark, Lauda, Prost, Senna, Schumy. Io, che li ho visti correre, preferisco pensare che il più grande non ci sia. Perché sono tutti “il più grande”.


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