Monza: rinasce l’ex carcere, almeno in accademia
Il progetto per l’ex carcere nella tesi di laurea

Monza: rinasce l’ex carcere, almeno in accademia

Come fare rinasce l’abbandonato ex carcere di Monza? Con case low cost, spazi comuni e aperti, artigiani e molto altro. Bello: ma è un progetto d’accademia, i lavoro di tre studenti monzesi per la loro tesi di laurea.

Da luogo degradato a elemento da cui partire per rivitalizzare la parte di città compresa tra via Mentana, via Buonarroti e la stazione: è il destino immaginato per la vecchia prigione da tre giovani architetti che hanno dedicato la loro tesi alla “rigenerazione architettonica dell’ex carcere di Monza in un complesso abitativo e produttivo”.

Carlo Giovanni Bernyak, Victoria Michela Braile e Dario Michencigh, che si sono laureati a ottobre al Politecnico di Milano, hanno ipotizzato di trasformare la struttura fatiscente in “Prison Break”: un centro polifunzionale in cui far convivere abitazioni «essenziali» e ambienti comuni, locali per il coworking, botteghe artigianali, un asilo, sale lettura e un’area espositiva. «Abbiamo progettato – spiega Bernyak – alloggi minimi a basso costo composti da una sala, un cucinino, un bagno e un soppalco per la zona notte destinati a giovani, sia studenti che lavoratori, che potrebbero trovare nelle parti comuni, tra cui una grande cucina e le sale studio, gli spazi di cui hanno bisogno». Gli appartamentini, precisa, non dovrebbe essere in vendita ma affittati a canoni contenuti e per brevi periodi.

Il complesso dovrebbe, inoltre, ospitare luoghi per le start up oltre che per il coworking e laboratori che richiamino la vocazione produttiva che fino a qualche decennio fa ha caratterizzato quella parte di Monza. Al piano terra del Prison Break i tre architetti hanno immaginato l’apertura di bar e ristoranti che potrebbero beneficiare delle aree verdi allestite nei cortili interni mentre una torre alta trenta metri, per un totale di cinque piani, potrebbe ospitare funzioni pubbliche tra cui una biblioteca, una sala conferenze e una terrazza panoramica. Il muro che separava il carcere dal resto di Monza nel loro progetto diventa un simbolo della memoria da non cancellare: lungo via Mentana potrebbe essere frazionato in laboratori artigianali mentre sul lato sud potrebbe essere abbattuto in modo da connettere il nuovo complesso con i giardinetti di via Pisacane.

Il progetto per l’ex carcere nella tesi di laurea

Il progetto per l’ex carcere nella tesi di laurea

«Questa parte di città – afferma Bernyak – ha una particolarità: pur essendo molto vicina al centro presenta valori degli immobili più bassi rispetto ad altri quartieri a causa delle tante aree dismesse». In poche centinaia di metri, del resto, si susseguono l’ex carcere, l’ex macello e alcune fabbriche abbandonate tra cui l’ex Hensemberger: «C’è una vera e propria spaccatura – prosegue l’architetto – tra la parte nord e quella sud di via Mentana. Il nostro intervento non mira solo a recuperare la prigione ma anche ad avviare un’opera di ricucitura e di raccordo in vista della rigenerazione di questa porzione di Monza». La rigenerazione, ricordano gli autori della tesi, è «un’opportunità sul piano della sostenibilità economica e diventa un’importante scelta progettuale ai fini della reintegrazione dello spazio pubblico in un’area cittadina morfologicamente centrale e di valore storico-culturale, ma connotato da caratteristiche proprie della periferia».


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