Monza, i mesi del lockdown raccontati dai ragazzi: così nasce lo spettacolo “Libertà contagiata”
Monza: Stefano Piccolo (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, i mesi del lockdown raccontati dai ragazzi: così nasce lo spettacolo “Libertà contagiata”

“Libertà contagiata” è lo spettacolo che il monzese Stefano Piccolo, studente delle superiori, sta scrivendo con alcuni amici per raccontare la vita dei ragazzi (e non solo) al tempo del lockdown.

«Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati chiusi in casa: senza vedere gli amici, senza avere la possibilità di uscire. Soli davanti a un monitor per la didattica a distanza tante, troppe ore al giorno».“Libertà contagiata” nasce così, da un progetto di Stefano Piccolo.

Di Triante, il 17enne, studente al liceo classico Gonzaga di Milano, ha aperto il suo pc non per la didattica a distanza e ha iniziato a scrivere: emozioni, riflessioni, turbamenti. E ha dato loro una veste teatrale. «Tutto nasce il 15 marzo, proprio con l’intenzione di raccontare la vita di noi ragazzi durante la quarantena». E così a chi come lui ama il teatro e le esibizioni dal vivo non resta che reinventarsi, sfruttando Instagram per proporre al pubblico una sorta di spettacolo itinerante, a puntate: in questo caso una pièce ideata da giovani e che dei giovani parli, mettendo in luce tutte le difficoltà che hanno affrontato durante il lockdown e gli stati d’animo - imprevisti, sconosciuti, sconvolgenti - che sono stati costretti a fronteggiare.

«I miei genitori, entrambi medici, lavoravano sempre. Io giravo per casa come uno zombie: ero diventato scontroso, di cattivo umore. Frequentavo una ragazza, ma poi il Covid ha complicato tutto. Si sentiva parlare di quello che succedeva: i morti, la diffusione del virus, i decreti. Ma di come stavamo noi ragazzi, della monotonia delle nostre giornate, non parlava nessuno».

E allora l’idea. La scrittura come terapia. Il coinvolgimento del migliore amico dal primo anno di liceo, Giotto Boscolo, rapper milanese ai suoi esordi con all’attivo diverse canzoni pubblicate anche su Spotify: un ragazzo che ha iniziato a scrivere prestissimo poesie, che poi ha trasformato in canzoni. E che non poteva non essere coinvolto in “Libertà contagiata”. All’inizio Stefano si concentra su uno spettacolo epistolare, “Lettere durante il coronavirus”. Poi, però, pensa a Marco Paolini e allo spettacolo dedicato al disastro del Vajont: il progetto cambia forma e con Giotto raduna una squadra: coinvolge Sofia Salvi, 23 anni, per la gestione della comunicazione social, il compagno e coetaneo Federico Paveri in qualità di secondo attore, Paolo Grassi, diciotto anni, per la gestione della parte grafica e video.

Per i ragazzi “Libertà contagiata” diventa un appuntamento fisso: un progetto con cui tenersi occupati durante i mesi più duri della pandemia - «perché non siamo solo aperitivi e discoteca».

Stefano, che ha studiato recitazione per un paio d’anni al Binario 7 e poi a scuola a Milano, si mette al pc e scrive. Non solo: di volta in volta interpreta i panni di un giovane medico che inizia a lavorare proprio durante la pandemia, di un ragazzo in lacrime per le difficoltà del periodo. Un testo viene dedicato a un’amica che ha perso il padre a causa di Covid-19.

Giotto scrive e mette in musica “Luna piena”, brano scelto per la chiusura dello spettacolo. Quello che viene pubblicato in pillole su Instagram è vero e proprio diario di viaggio che i ragazzi, non appena sarà possibile, vorrebbero riuscire a portare in scena. Per davvero. Bussando alle porte dei teatri, delle scuole e delle associazioni: «Avremmo già voluto metterci in moto in questo periodo, ma dovremmo aspettare ancora. Quanto riusciremo a ricavare, sarà donato in beneficenza: per aiutare le strutture sanitarie del territorio e le realtà in prima linea nella gestione della pandemia».


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