Monza, dopo oltre 40 anni chiude Handicraft: i gusti “appiattiti”, il ponte e poi il Covid
Monza Egidia Cazzaniga Handicraft (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, dopo oltre 40 anni chiude Handicraft: i gusti “appiattiti”, il ponte e poi il Covid

Si prepara ad abbassare per l’ultima volta la saracinesca Egidia Cazzaniga, titolare dal 1978 del negozio Handicraft con vista sul duomo di Monza. «Ho sempre voluto trasmettere il gusto per bellezza e unicità, paghiamo lo scotto di gusti appiattiti», dice la titolare Egidia Cazzaniga. In più la chiusura prolungata del Ponte Colombo e il Covid.

Amante dei viaggi, ha portato a Monza tanti oggetti preziosi dalle parti più remote del mondo: tappeti, mobili, stoffe, collane. Ora il suo negozio da cui si scorge il duomo sta per tirare giù per sempre le saracinesche. Egidia Cazzaniga, monzese doc («mio papà era organista in Santa Maria in Strada e in Duomo»), dopo anni vissuti all’estero ed esperienze come aiuto regista televisiva (ha lavorato anche in Rai) nel 1978 aveva deciso di aprire un negozio di oggettistica.

Era nato Handicraft con due sedi in città e una a Milano. Alla fine è rimasta quella storica, in via da Vinci, accogliente come una casa e arredata con tanti degli oggetti messi in vendita. «Quarant’anni fa - confessa - non ero convinta di questa scelta. Un’attività commerciale mi sembrava qualcosa di troppo statico per una persona come me abituata a non stare mai ferma». Ma ben presto la monzese si è ricreduta e si è appassionata al suo nuovo lavoro che le ha permesso di condividere la bellezza e la storia di civiltà lontane con tante persone.

Nei colori e nelle decorazioni dei tappeti si possono “leggere” rituali e tradizioni di popolazioni millenarie dell’Asia che la titolare spiega con amore e competenza. «Ogni oggetto che ho in negozio l’ho scelto personalmente - afferma - con l’intento di fare scoprire qualcosa di nuovo e di trasmettere il gusto per la bellezza e per l’unicità. Non sono mai stata la classica negoziante che obbligava il cliente ad acquistare. Al contrario, mi è sempre piaciuto accompagnare le persone a conoscere. Il mio è un concetto di servizio più che di vendita».

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. «Due i problemi emersi - afferma - Da quando è stato chiuso il ponte Colombo si è registrato un minor afflusso di persone e, quindi un calo della clientela. Inoltre, quando si poteva transitare sul ponte spesso mi recavo a ritirare degli oggetti da riparare che i clienti avevano trasportato con le loro auto. Ora anche questa possibilità non esiste più. E poi c’è stato un notevole cambiamento dei gusti, direi piuttosto un appiattimento, un’omologazione che spinge le persone a comprare tutte le stesse cose, senza uno spirito critico, una scelta oculata. Questo per me è avvilente, è come se non avessi più la carica per andare avanti».

A tutto ciò si aggiunge pure il Covid. «Le aperture a singhiozzo non fanno bene a nessuna attività-conclude Egidia- Ero già intenzionata a far cessare la mia attività qualche mese fa durante il lockdown, ma poi mi sono detta: approfittiamo ancora di queste riaperture e poi si vedrà. Ma oramai il mio conto alla rovescia è iniziato. È una questione di poche settimane».


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