L’Expo del design 20 anni dopo: l’Isia di Monza si riprende la Triennale
Il museo del design in Villa reale a Monza (Foto by Fabrizio Radaelli)

L’Expo del design 20 anni dopo: l’Isia di Monza si riprende la Triennale

Aprono i cinque mesi dell’Esposizione internazionale della Triennale di Milano, che rinasce dopo vent’anni e fa risorgere, dopo quasi un secolo, anche l’Isia di Monza in Villa reale: alle radici del design italiano. Cosa succede e dove.

Arturo Martini e Marino Marini che inventava i suoi cavalieri. Raffaele De Grada, Pio Semeghini, Ugo Zovetti, Marcello Nizzoli. E poi Matteo Marangoni, Aldo Salvadori, Giuseppe Pagano. Basterebbero i loro nomi per raccontare quanto grandi siano stati quei vent’anni. Ma poi bisogna aggiungere i loro allievi, e allora Meloni, Fancello, Chighine, Nivola e Segota, Leonardo Spreafico e Luca Crippa, Bellentani e Castiglioni.
Poco meno di un secolo fa la Villa reale diventava l’epicentro di una delle più ricche stagioni artistiche di Monza e dell’Italia: quella in cui la città era palestra dell’arte e gettava le fondamenta di quello che si sarebbe trasformato prima in disegno industriale e poi in design. Quella palestra aveva un nome: Isia, Istituto superiore per le industrie artistiche.

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La parabola è breve, vista dopo, lunga e intensa, per quegli anni: dal 1922 al 1943. La stagione in cui Monza prima di chiunque grazie al Consorzio creato dalla città con Milano e l’Umanitaria manda a a scuola i talenti che avrebbero tradotto la creatività nel mondo della produzione industriale che stava cercando di mettere radici dopo una ritardataria emancipazione dall’era contadina. Quello che sarebbe stato dagli anni Cinquanta in poi il marchio di fabbrica della nazione, il Made in Italy fatto di stile e saper fare, cresciuto soprattutto sull’asse Milano-Brianza, era nato lì, nella reggia abbandonata dai Savoia.

A distanza di quasi un secolo e a vent’anni dall’ultima edizione, l’Isia rinasce virtualmente grazie alla Triennale di Milano, che dopo avere ripreso casa alla Villa reale con la Permanente del Belvedere, si riprende anche la sua vetrina mondiale: l’Esposizione internazionale che apre il 2 aprile e chiude il 12 settembre per raccontare al mondo, con il mondo, che è ancora qui - tra Milano e Brianza - che si gioca ancora buona parte della partita per il mondo del design. Anche dopo la svolta del secolo. Anche dopo il disegno industriale: “21st century - Design after design” è il titolo del nuovo Expo - riconosciuto dal Bie, il Bureau international des expositions - che da sabato è declinato in dodici spazi espositivi (undici a Milano più Monza) e da venti mostre, ai quali saranno affiancati convegni, eventi, spettacoli.

E allora la Triennale e l’Hangar Bicocca, la Fabbrica del Vapore e il Mudec, il Museo diocesano, quello della Scienza, il Politecnico e la Permanente, lo Iulm e il Base, oltre alla Villa reale di Monza: sono questi gli spazi che per cinque mesi cercheranno di raccontare cosa ne è stato del disegno industriale e delle arti applicate per un secolo abbondante.

E cosa ne sarà ora, domani, cercando di rispondere a un paio di domande: com’è cambiato il mondo con la creatività, cosa ne sarà. Nelle città e nella vita di tutti i giorni - o come recita il titolo della mostra permanente della Villa reale - nella sua “Bellezza quotidiana”.


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