Le mani su un albergo della Liguria: arrestato un parente dei capi ’ndrangheta di Desio
Brillante operazione della polizia delle comunicazioni

Le mani su un albergo della Liguria: arrestato un parente dei capi ’ndrangheta di Desio

Operazione della polizia postale e delle comunicazioni con la Dda: quattro soggetti, tra i quali un consulente finanziario che lavorava per i boss, colpiti da misure cautelari per un’ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso e usura.

Un consulente finanziario e un congiunto (figlio e cugino) di “elementi di vertice della locale di ’ndrangheta di Desio” fanno parte di quattro soggetti colpiti, martedì 29 giugno, da misure cautelari e sequestro di quote societarie per un’ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso e usura. Avrebbero messo le mani su una “importante realtà alberghiera della Liguria”, approfittando anche del particolare momento di crisi del settore.

L’indagine, durata oltre un anno, è stata condotta dalla polizia di stato (Polizia postale e delle comunicazione, Compartimento per la Lombardia) coordinata dalla Dda di Milano. E’ emerso in particolare come la criminalità organizzata, mediante l’iniezione di capitali freschi e l’utilizzo, ove necessario, di metodi intimidatori, tenti di mettere le mani su realtà imprenditoriali in crisi, in particolare nel settore turistico-alberghiero.

Per conoscere la situazione economica degli imprenditori da colpire l mafie si avvarrebbero di professionisti, come avvenuto nel caso specifico: il consulente finanziario avrebbe segnalato al soggetto calabrese le potenziali vittime e pianificato con lui le operazioni finanziarie del caso per raggiungere l’obiettivo. Le quote dell’albergo ligure “fagocitato” sono state sequestrate.

L’indagine fa seguito a una precedente, chiamata “Bruno”, del compartimento della Polizia postale di Milano, nel 2018, che portò a 21 arresti tra Italia e Romania, e altri 14 indagati, per associazione a delinquere transnazionale, frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico e riciclaggio di proventi di massive campagne di phishing. Un interesse per il “cybercrime”, da parte della criminalità organizzata, che sembra essere emerso anche in quest’ultima operazione. Attraverso la cooperazione di Europol con polizie di Germania, Francia, Svizzera, Croazia e Slovenia sono stati individuati i beni frutto di riciclaggio.

Un fenomeno che ha portato la polizia a invitare con forza gli imprenditori a denunciare subito ogni forma di minaccia o semplici “avvicinamenti esplorativi” da parte di soggetti con una certa”liquidità”, anche in cripto valuta segnalando alle forze dell’ordine siti internet e caselle di posta elettronica “sospetti”.


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