La “guerra” silenziosa tra Usa, Germania e Corona britannica per la supremazia nell’ex impero ottomano
Le prime incisioni del canale di Suez dopo l’apertura

La “guerra” silenziosa tra Usa, Germania e Corona britannica per la supremazia nell’ex impero ottomano

Tra la fine dell’Ottocento e la fine degli anni Venti del Novecento nell’ex impero ottomano si combatte una “guerra” silenziosa per il predominio nell’area mediorientale: martedì 25 sarà il tema di una conferenza di Roberto Motta Sosa per Casa Italia Ankara.

Per capire tutto il secondo Novecento e l’alba del nuovo millennio in medioriente bisogna fare i conti con il petrolio e con le rotte commerciali. E il punto di svolta che ha portato gli Stati uniti a dominare l’area ha radici lontane, tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del secolo successivo, quando gli Usa - con una guerra diplomatica e in buona parte poco conosciuta - ha sfidato e sconfitto gli altri pretendenti.

L’occasione per saperne di più la offre una conferenza online organizzata da Casa Italia Ankara martedì 25 maggio, a partire dalle 18: si tratta dell’associazione italo-turca fondata dal cavaliere e avvocato Musa Toprak che raggruppa la comunità italiana nel paese. L’incontro si terrà sulla piattaforma Zoom (meeting id 890 7254 7744 e passcode Casaitalia), organizzato anche da Katia Bianchini, e sarà moderato da Emilj Malara, studiosa e dottoranda di ricerca in storia ottomana alla Hacettepe Universitesi di Ankara.

Roberto Motta Sosa

Roberto Motta Sosa

Il relatore sarà Roberto Motta Sosa, analista geopolitico e storico di Desio che cura per il Cittadino la rubrica “Sguardi globali” ed è autore del saggio “Medio Oriente conteso”, edito da Historica Edizioni. Il titolo: “Pro imperium mundi”, cioè “l’impero ottomano come pivot geopolitico nella contesa mondiale tra Impero britannico, Germania e Stati Uniti nell’ultima fase della cosiddetta età dell’imperialismo”.

Ecco di seguito alcuni stralci di sintesi dell’analisi di Roberto Motta Sosa.

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Nell’ultimo decennio del XIX secolo la splendid isolation britannica cominciava a non essere più una politica praticabile dall’Her Majesty’s Government. Dal 1870 (de facto; 1871 de jure) l’emergere sul continente europeo di una nuova potenza imperiale – la Germania – poneva all’attenzione del British Empire la questione del mantenimento del balance of power nel Vecchio Continente (...).

L’egemonia mondiale britannica, acquisita con la vittoria nelle guerre napoleoniche e mantenuta sin lì soprattutto attraverso il principio del two power standard (garante del maritime domain esercitato dalla Royal Navy), era inoltre minacciata da un altro attore geopolitico emergente: gli Stati Uniti d’America. Dopo la vittoria nella guerra con la Spagna nel 1898, Washington aveva definitivamente espulso Madrid dal Pacifico, consolidando il proprio impero insulare (...).

La crisi di Fascioda (1898) può essere letta come il vero punto di svolta. La crisi diplomatica franco-britannica per quella porzione di Sudan anglo-egiziano determinò – risolvendosi in maniera indolore – quel progressivo avvicinamento tra Londra e Parigi che avrebbe portato alla Entente Cordiale. Il Regno Unito avrebbe quindi cominciato a tessere accordi diplomatici (Alleanza anglo- giapponese 1902; Accordo anglo-russo, 1907) volti principalmente a contrastare ovvero contenere i due principali pericoli alla propria egemonia: la Germania e gli Stati Uniti. In questa partita mondiale a tre, il cui periodo di incubazione può essere individuato negli anni compresi tra il 1867 e il 1898, l’Impero Ottomano assunse una valenza strategica. Nel 1869 venne infatti inaugurato il Canale di Suez che – bypassando la rotta del Capo di Buona Speranza – accorciava la via dei commerci marittimi e i collegamenti tra l’Impero Britannico e i suoi domini in Asia, in specie l’India (...).

In aggiunta a ciò la costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad ad opera di interessi tedeschi attribuì ai territori ottomani un ulteriore elemento di rilevanza geopolitica, poiché un’eventuale estensione del tratto ferroviario a Bassora – posta all’imboccatura del Golfo Persico – avrebbe potuto garantire alla Germania la possibilità di raggiungere l’Oceano Indiano, quindi l’Asia, bypassando Suez, assicurandosi contemporanemante diritti di esplorazione ed estrazione mineraria (petrolio) nelle province mesopotamiche dell’Impero Ottomano.

Con l’inizio dello sfruttamento petrolifero quale combustibile per locomozione, soprattutto di navi poi aerei e carri armati, l’Impero Ottomano diveniva ancora di più il centro aggregativo delle mire non solo di potenze europee quali il Regno Unito e la Germania, ma pure di un’impero emergente quale quello statunitense, che alla vigilia del Primo conflitto mondiale era il primo produttore di greggio su scala internazionale. Dopo il 1918, eliminata la Germania guglielmina dalla partita globale, tra la diplomazia statuintense e quella britannica sorse un aspro contenzioso diplomatico, avente come epicentro gli ex territori ottomani del Medio Oriente (...).

Londra, volendo fare del nuovo assetto geopolitico mediorientale (Conferenza del Cairo, 1921) il perno della sua rotta imperiale verso l’Estremo Oriente, tentò di escludere gli interessi statunitensi dallo sfruttamento dei petroli del Mosul. Tuttavia, il tentativo britannico di esercitare una “Dottrina Monroe” in Medio Oriente non riuscì pienamente, poiché nel 1928 veniva siglato il “Red Line” Agreement che consentiva ad alcune compagnie petrolifere statunitensi di entrare nel cartello petrolifero mediorientale.


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