Coronavirus: bar e pub aperti anche dopo le 18, ma solo con servizio al tavolo (non al banco). L’appello dei locali al sindaco Sala
Monza via Bergamo (Foto by Fabrizio Radaelli)

Coronavirus: bar e pub aperti anche dopo le 18, ma solo con servizio al tavolo (non al banco). L’appello dei locali al sindaco Sala

LEGGI Aggiornamenti - Regione Lombardia mercoledì chiarisce le disposizioni a bar e pub rispetto alla prima ordinanza regionale per il contenimento dell’emergenza Coronavirus: i locali possono rimanere aperti anche dopo le 18, ma solo con servizio al tavolo

Il cambio di passo è arrivato con un chiarimento nel primo pomeriggio di mercoledì 26 febbraio. Regione Lombardia si è spiegata rispetto all’ordinanza regionale per il contenimento dell’emergenza Coronavirus: i locali possono rimanere aperti anche dopo le 18, ma solo con servizio al tavolo e per il numero massimo dei clienti autorizzati per la sala. Lo chiarisce una FAQ pubblicata sul sito della Regione Lombardia.

“I bar e/o pub che prevedono la somministrazione assistita di alimenti e bevande possono rimanere aperti come i ristoranti, a condizione che sia rispettato il vincolo del numero massimo di coperti previsto dall’esercizio”.

Il fine non cambia. La Regione sottolinea che l’obiettivo dell’ordinanza che “regola le prescrizioni per il contenimento del Coronavirus nelle aree regionali classificate come ’gialle’ (ovvero valide su tutto il territorio regionale ad eccezione della ’zona rossa’) è quello di limitare le situazioni di affollamento di più persone in un unico luogo. L’amministrazione sulla base delle valutazioni di ogni specifica situazione può dettagliare ulteriormente l’ordinanza in coerenza con l’obiettivo della stessa”.

“Nei ristoranti - chiarisce la nota - può entrare un numero contingentato di persone. Lo stesso, dunque, vale anche per i bar dove ci sono posti a sedere contingentati e che effettuano servizio al tavolo e non al bancone”.

Diversi locali milanese e lombardi, tra cui La Locomotiva di Vimercate e il Bloom di Mezzago e per solidarietà la Birra del Carrobiolo di Monza e il Rise Live Bitrot di Vimercate (che in quanto ristoranti non rientravano nelle categorie previste dalla chiusura dalle 18 alle 6), avevano firmato un appello al sindaco di Milano Beppe Sala per chiedere di essere rappresentati “in questa emergenza che in pochi giorni ha catapultato l’intero settore del commercio, dei bar, degli spettacoli e degli eventi culturali in un baratro, facendo tremare un sistema economico complesso e delicato”.

Il testo completo della lettera.

Egregio Signor Sindaco, Le chiediamo di rappresentarci in questa emergenza che in pochi giorni ha catapultato l’intero settore del commercio, dei bar, degli spettacoli e degli eventi culturali in un baratro, facendo tremare un sistema economico complesso e delicato.

Non contestiamo le decisioni prese dalla Regione, non abbiamo le competenze per farlo, anche se non comprendiamo alcune esenzioni attuate, ma quello che chiediamo in maniera accorata é di considerare insieme all’urgenza sanitaria anche l’emergenza economica e sociale.
Il nostro settore, che ha contribuito a portare Milano a risplendere nel mondo, è messo in ginocchio dal divieto di operare, dalla paura insita nei nostri cittadini e dall’incertezza assoluta in cui siamo obbligati ad operare. La mancanza di liquidità non concede tempo ulteriore alle imprese. Le economie collegate agli eventi e alla somministrazione interessano diversi settori che costituiscono il tessuto cittadino, non hanno una rappresentanza unica ed è per questo che chiediamo a Lei di portare avanti un’istanza urgente con la massima solerzia.
Chiediamo di far presente al governo di attivare immediatamente ammortizzatori sociali e provvedimenti per azzerare gli adempimenti fiscali nell’immediato onde evitare un disastro in termini di fallimenti, posti di lavoro e riduzione del PIL cittadino oltre che regionale.
Le chiediamo di far presente a Regione Lombardia e al Ministro della Salute l’importanza di stabilire regole chiare e ponderate per tutti gli operatori senza discriminazioni in un settore articolato come il nostro.
Ci appelliamo a Lei, sig. Sindaco perché sappiamo quanto tenga alla sua/nostra cittá e perché crediamo possa rappresentarci tutti come cittadini, imprenditori e lavoratori senza interessi singoli di categoria alcuna.
Cordialmente.


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