Cannibali d’auto, altri dodici arresti: 131 colpi, anche a Monza e in Brianza. Sequestrati componenti per 4 milioni -  VIDEO
Alcuni componenti recuperati dai carabinieri

Cannibali d’auto, altri dodici arresti: 131 colpi, anche a Monza e in Brianza. Sequestrati componenti per 4 milioni - VIDEO

Operazione dei carabinieri di Cremona: la banda agiva anche su commissione per conto di carrozzieri e collezionisti. Le auto entravano in un capannone sulle quattro ruote e ne uscivano spogliate di tutto.

Monza e Brianza terra di conquista quando si tratta di auto da rubare: dopo la banda di moldavi sgominata dai carabinieri di Corsico, sono stati i militari del Comando provinciale di Cremona a condurre e portare a termine un’altra operazione analoga, che ha visto protagonisti ancora “cannibali di auto”, che ha portato all’arresto di 12 italiani accusati di furto aggravato, ricettazione e riciclaggio.

Attraverso una telecamera puntata su un capannone, i miliari hanno potuto vedere auto entrare, sulle loro quattro ruote, e uscire, successivamente, completamente smontate, a bordo di camion. 131 i casi di furto e riciclaggio accertati tra il 2018 e il 2020 che hanno portato al sequestro di 111 motori e componentistica per circa 4 milioni di valore.

La banda prediligeva auto di alta gamma ma non disdegnava utilitarie e veicoli commerciali. Come nel caso dei moldavi, selezionava le vetture, spesso rubate per conto di carrozzieri e collezionisti. La differenza è che le auto venivano sottratte sul posto, anche in provincia di Monza e Brianza, e poi sezionate nel cremonese. Il sodalizio era specializzato anche in furti di automobili per collezionisti: tra queste figura una Lancia Delta Integrale Martini (con carta di circolazione intestata a un noto pilota di rally italiano) rubata a un imprenditore bresciano.

Studiate le abitudini del proprietario, i furti avvenivano in pochi minuti anche attraverso l’utilizzo di apparati per alterazione dei codici delle centraline elettroniche e “jammer” in grado di inibire gli allarmi delle abitazioni e disturbare le comunicazioni telefoniche dei centri in cui il gruppo aveva individuato l’obiettivo da colpire, al fine di ritardare o impedire l’intervento delle forze dell’ordine.

I componenti smontati venivano venduti su piattaforme di e-commerce o commercializzati all’estero, in Slovenia, Croazia e Africa.

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