Besana: l’Adamello restituisce i resti dell’alpino Rodolfo Beretta, morto nel 1916
Besana resti alpino Rodolfo Beretta Adamello

Besana: l’Adamello restituisce i resti dell’alpino Rodolfo Beretta, morto nel 1916

Ora è ufficiale: è Rodolfo Beretta di Villa Raverio il soldato rinvenuto a oltre 3mila metri l’estate scorsa. I ghiacci dell’Adamello hanno restituito i resti dell’alpino brianzolo morto durante la Grande Guerra, nel novembre 1916.

I ghiacci dell’Adamello haano restituito i resti di un alpino brianzolo morto durante la Grande Guerra, nel novembre 1916. Ora è ufficiale: è Rodolfo Beretta di Villa Raverio il soldato rivenuto a oltre 3mila metri l’estate scorsa. Ne ha dato notizia l’Ufficio beni archeologici della Provincia della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento.

Rodolfo Beretta era nato a Besana in Brianza il 13 maggio 1886, apparteneva al distretto militare di Monza, era in forza al 5° reggimento alpini ed è morto l’8 novembre 1916 per la caduta di una valanga.

“Non è facile, anzi, è spesso difficilissimo ricostruire la storia dei soldati i cui corpi, anche per effetto del cambiamento climatico, vengono rinvenuti ancora oggi, a cento anni di distanza, sulle Alpi, alle alte quote”, fa sapere l’ufficio stampa della Provincia trentina.

In questo caso di particolare interesse sono risultati i residui di documenti cartacei “contenuti in un probabile astuccio in tela sicuramente conservato all’interno dell’abbigliamento”.

Besana resti alpino Rodolfo Beretta Adamello

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Cartoline in franchigia per la posta da campo, altri documenti personali. E l’elemento meglio conservato: una ricevuta di spedizione ferroviaria datata 19 novembre 1915, intestata appunto al soldato Beretta Rodolfo. Anche altri documenti riportavano lo stesso nome, ma con una scrittura meno chiaramente leggibile, e solo la ripresa fotografica con tecniche particolari ne ha consentito una lettura più sicura.

I discendenti dell’alpino sono stati contattati attraverso Onor Caduti e l’amministrazione comunale brianzola, come confermato dalla sezione besanese del Gruppo Alpini e dalla famiglia.

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«Restituire un’identità a questo caduto - sottolinea il presidente della Provincia Ugo Rossi - a pochi giorni dalla grande Adunata degli Alpini a Trento, nel centenario della fine della Grande Guerra, ci fa sentire quegli eventi e quegli uomini ancora più vicini. E rafforza la nostra convinzione che la pace non debba essere mai data per scontata, ma al contrario vada costruita giorno dopo giorno, con le nuove generazioni, a partire dalla memoria».

All’adunata sarà presente anche il sindaco di Besana in Brianza Sergio Gianni Cazzaniga: il 13 maggio, il giorno della nascita di Beretta.

Besana resti alpino Rodolfo Beretta Adamello

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L’analisi antropologica dei resti del soldato - come sottolineato dal direttore dell’Ufficio beni archeologici Franco Nicolis - ha evidenziato che essi non presentavano evidenti tracce di lesioni o ferite attribuibili ad attività belliche (colpi di arma da fuoco, granata ecc.). Questo fatto, unitamente alla presenza di un pezzo di filo telefonico legato attorno al corpo e probabilmente utilizzato come corda di sicurezza per rimanere collegato ad altri commilitoni, ha fatto fin da subito ritenere che la causa più probabile di morte potesse essere proprio una caduta di valanga.

Le operazioni di recupero della salma erano iniziate il 4 agosto 2017. Quel giorno l’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali aveva ricevuto la segnalazione del rinvenimento di resti umani appartenenti ad un caduto italiano della Prima Guerra Mondiale alle pendici occidentali del Corno di Cavento, nel Gruppo dell’Adamello, in Comune di Valdaone, ad una quota di metri 2978,6 sul livello del mare.

Besana resti alpino Rodolfo Beretta Adamello

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L’Ufficio aveva avvisato la stazione dei Carabinieri di Carisolo che aveva inoltrato la comunicazione alla Procura di Trento e al Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti. Ricevuto il nulla osta, l’8 agosto l’Ufficio aveva organizzato il recupero. Alla fine delle operazioni era stato predisposto il trasferimento della salma negli spazi attrezzati messi a disposizione dal cimitero di Trento per studiare il profilo biologico del caduto e verificare la presenza di elementi che potessero essere utili all’identificazione.


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