Sanità, Rosy Bindi a Monza: «Servirebbe una mobilitazione popolare»

Rosy Bindi al Libraccio di Monza, davanti ad alcune decine di persone, ha presentato il suo ultimo libro su "Una sanità uguale per tutti".
Monza Rosy Bondi Libraccio
Monza Rosy Bondi Libraccio

Servirebbe una mobilitazione popolare, animata da cittadini, sindacati, operatori sanitari e politici per difendere il sistema sanitario nazionale come quella che, nel 1978, ha portato alla sua istituzione con la legge firmata da Tina Anselmi. La carica è stata suonata venerdì 24 aprile da Rosy Bindi che al Libraccio di Monza, davanti ad alcune decine di persone, ha presentato il suo ultimo libro “Una sanità uguale per tutti – Perché la salute è un diritto” edito da Solferino.

Sanità, Rosy Bindi a Monza: al Libraccio per presentare il suo ultimo libro

«Quella riforma è stata una grande scelta di civiltà – ha affermato l’ex ministra – e dobbiamo impedire che ci venga tolta. Dobbiamo analizzare i problemi, senza sconti per nessuno, per poi passare alla terapia». La sanità, ha aggiunto durante l’incontro organizzato dal Pd, deve essere uguale per tutti in quanto è un diritto sancito dalla Costituzione: non può essere commisurata al reddito, all’età, al luogo in cui si vive. «Il nostro sistema – ha spiegato – costa meno degli altri e produce più salute come dimostrano i nostri indicatori, tra i migliori del mondo. Deve, però, essere curato: non è mai stato finanziato così poco come in questi anni e le responsabilità» vanno cercate anche tra i governi che hanno preceduto quello guidato da Giorgia Meloni.

«Non possiamo permetterci di finanziare il fondo con quattro punti di pil in meno della Germania – ha detto la Bindi – dobbiamo invertire la tendenza: dobbiamo riconsiderare le priorità. I soldi si trova combattendo l’evasione fiscale: chi inquina, distribuisce cibo spazzatura, non controlla la sicurezza sul lavoro deve contribuire di più». Occorre, inoltre, rivedere la programmazione dei bisogni.
Gli attacchi al ssn sono iniziati all’inizio degli anni Novanta con la riforma De Lorenzo e la Lombardia, ha incalzato l’ex parlamentare, è diventata l’emblema di un modello in cui si è allentata l’integrazione tra gli ospedali e il territorio, si è rotta la continuità tra la cura e l’assistenza e i privati hanno ottenuto un peso sempre più importante: «Si è creata una concorrenza tra privati e pubblico – ha aggiunto – ma l’unico finanziatore è il fondo nazionale
».

Sanità, Rosy Bindi a Monza: un problema anche per gli addetti ai lavori

A farne le spese non sono solo i cittadini ma anche medici, infermieri e operatori sottopagati e sotto organico: la carenza di personale e di programmazione, ha proseguito, provoca l’allungarsi smisurato delle liste d’attesa.
Con la spinta a stipulare assicurazioni e integrazioni sociosanitarie e con la distribuzione di pacchetti sanitari in strutture private in sostituzione degli aumenti degli stipendi «stiamo tornando alle mutue – ha ammonito – è un meccanismo diabolico in cui si scopre che chi lo ha inventato è azionista di grandi strutture sanitarie».
Le diseguaglianze, ha notato l’assessore al Welfare Egidio Riva, si vedono anche nella distribuzione dei medici di base con le periferie che rischiano di rimanere senza dottori.