Nel 2020 l’ospedale San Gerardo di Monza è stato il primo centro a istituire un ambulatorio Post Covid. Si era subito capito che il Covid portava con sé delle sequele anche importanti, soprattutto per i pazienti dimessi dalla terapia intensiva. Questi strascichi che restano su pazienti anche giovani vanno sotto il nome di Long Covid.
Monza, quando il Covid non finisce: primi, i danni polmonari
Tra le sequele più importanti già evidenti nel primo periodo della pandemia ci sono i danni polmonari dimostrati anche da uno studio multicentrico che ha visto protagonista la Pneumologia del San Gerardo e che rivelano alterazioni nella diffusione alveolo-capillare del monossido di carbonio, ovvero la capacità dell’ossigeno di passare dal polmone nel sangue (46% dei casi) e la radiografia del torace che hanno mostrato delle alterazioni rispettivamente in un paziente su quattro.
Poi ci sono le difficoltà di movimento o la perdita di gusto e olfatto che restano le sequele più diffuse. I pazienti colpiti in modo più grave hanno sviluppato una fibrosi polmonare e non torneranno più a respirare come prima, in altri casi sono stati osservati fenomeni trombo-embolitici, ictus cerebrali, complicanze neurologiche e cardiologiche.
Monza, quando il Covid non finisce: la stanchezza permanente
A distanza di sei anni la sindrome da Post Covid continua e l’ambulatorio di Monza è l’unico pubblico in Lombardia insieme a quelli del Sacco e del San Paolo a Milano e dei Riuniti di Brescia e quindi accoglie un bacino ampio. «Abbiamo 150 pazienti in carico – conferma l’infettivologo Paolo Bonfanti – ed effettuiamo sei visite a settimana nella giornata di apertura dell’ambulatorio che è stato creato su un modello pluridisciplinare perché il Long Covid coinvolge diversi specialisti». «Il disturbo fisico più frequente – prosegue Bonfanti – anche a distanza di molti mesi, è la stanchezza. Spesso è invalidante tanto da non essere più in grado di eseguire le comuni attività della vita quotidiana e di non poter più lavorare come prima».
Monza, quando il Covid non finisce: il cervello nella nebbia
Oltre alla stanchezza cronica che è presente anche in pazienti giovani, l’altra sequela importante va sotto il nome di “Brain fog”, annebbiamento del cervello. «Si tratta di pazienti che soffrono di perdita di memoria, difficoltà a concentrarsi come prima e hanno subito dei danni neurologici».
Il Covid ha inoltre lasciato in alcuni pazienti danni di tipo psicologico come ansia e i disturbi del sonno.
Terapie per il long Covid? «Purtroppo – conclude Bonfanti – finora per il Long Covid non ci sono terapie, ma quello che possiamo fare è offrire un percorso riabilitativo. Ci sono diversi studi sperimentali in atto, soprattutto all’estero, meno in Italia».