Alla Villa Reale di Monza la cultura è servita: stavolta è il menù a tenere banco

A Villa Reale la cultura è arrivata anche in tavola con l'evento "La Luce – Gastronomia come Energia Culturale" ideato e promosso dal progetto Uma Ulafi.

A Villa Reale, sabato sera, la cultura è arrivata anche in tavola. Non come contorno, ma come ingrediente principale di “La Luce – Gastronomia come Energia Culturale“, l’iniziativa ideata da Uma Ulafi è il concept/progetto della chef Victoire Gouloubi. Nella Sala d’Onore, la quarta edizione ha messo al centro le cucine afro-caraibiche e afro-contemporanee: patrimonio, identità, innovazione e dialogo con la tradizione italiana. Un programma ambizioso, insomma, per una serata in cui il piatto non era chiamato soltanto a piacere, ma anche a raccontare.

Alla Villa Reale di Monza la cultura è servita: i protagonisti dell’iniziativa ideata da Uma Ulafi

Il percorso è cominciato con un talk istituzionale moderato dal divulgatore Alessandro Cossu. Attorno al tavolo, competenze diverse: Florence Egal, esperta di sicurezza alimentare e sistemi agroalimentari sostenibili; Madi Sakandé, presidente di U-3ARC ed esperto ONU; Michele Sofisti, cofondatore di Nzatu Food Group, impegnato nell’agricoltura rigenerativa in Africa; Lorena Romero Ferrer, coordinatrice di Slow Food Africa, e Laye Dia, pasticcere senegalese e cofondatore della pasticceria milanese La Mary.

Un confronto che ha allargato lo sguardo ben oltre le ricette. Dalla sicurezza alimentare alle risorse agricole. Dalle filiere alla sostenibilità, fino al modo in cui il cibo custodisce storie e costruisce appartenenze. Perché una cucina non è mai soltanto una lista di ingredienti. A volte è un archivio, altre una dichiarazione d’identità. Spesso, per fortuna, anche qualcosa di buono da mangiare.

Tra i momenti centrali era prevista l’assegnazione del premio Uma Ulafi 2026 “Luce Perseverante”, destinato a valorizzare un talento capace di unire le cucine africane e la tradizione italiana. La giuria era composta dallo chef Marc Farellacci, dal giornalista Luca Attanasio e dall’economista e divulgatore Fortuna Ekutsu Mambulu. Alcuni cuochi hanno portato le proprie esperienze e visioni: Jean Noël Faye, Ibrahim Songne, Gilles Coffi, Mohamed Keita e Daniel Bley Blé. Storie professionali diverse, unite dalla possibilità di fare della cucina un luogo d’incontro, senza ridurla a una cartolina esotica.

Alla Villa Reale di Monza la cultura è servita: il cortometraggio, il cocktail party e il lavoro dietro le quinte

Il programma ha incluso anche un cortometraggio dedicato ai ristoranti afro in Italia e la performance del cantante lirico congolese Bonheur Mayouma Boumpoutou. Poi, il cocktail party curato da Uma Ulafi: piatti pensati come prosecuzione del dibattito, perché a volte una conversazione riesce meglio quando c’è qualcosa da assaggiare. Ogni boccone, nelle intenzioni degli organizzatori, diventava così un frammento di un racconto più ampio.

Dietro la luce dei riflettori, però, c’è anche il lavoro meno visibile che permette a un’iniziativa di arrivare al pubblico. In questo percorso si sono impegnate Milena Camparada e Alessandra Beretta, contribuendo con la sua attività a promuovere l’evento e a far circolare il messaggio di Uma Ulafi. Un lavoro discreto, ma essenziale: perché le idee possono essere luminose, ma senza qualcuno che le faccia conoscere rischiano di restare nella stanza accanto. La serata, sostenuta dal Comune di Monza e patrocinata da istituzioni e associazioni, ha intrecciato gastronomia, cultura e attenzione alle filiere alimentari. Uma Ulafi — “forchetta golosa” in swahili — da anni promuove la pluralità delle cucine africane come chiave per leggere identità e integrazione. A Villa Reale, almeno per una sera, il menù ha avuto più di una portata: sapori, storie e idee. E nessuno ha dovuto scegliere tra il dessert e la conversazione.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.