Il caldo torrido dei giorni scorsi, le alte temperature che soffocano ancora le giornate e il letto del Lambro completamente in secca sotto il ponte dei Leoni, a Monza, sono diventati una trappola mortale per i pesci che, a centinaia, sono morti in questi giorni. Un problema che si ripete ogni anno ma che in questa estate 2026, che è esplosa violentemente con ampio anticipo, ha fatto più danni di altre annate.
Pesci che boccheggiano o che sono già morti sono uno spettacolo comune dentro il fiume nel pieno del centro storico di Monza. Uno spettacolo desolante e preoccupante che ha smosso due giovani pescatori monzesi, Edoardo ed Emanuele, conosciuti tra gli appassionati della lenza per la pagina Instagram le_triglie.

Monza, Edoardo ed Emanuele nel Lambro in secca: “Abbiamo cercato di salvare più pesci possibili”
Il 29 giugno e poi, ancora, giovedì 2 luglio – con qualche ora di anticipo sull’operazione della polizia provinciale di venerdì 3 luglio – sono scesi nel letto del fiume per cercare di portare in salvo i pesci che riuscivano a catturare. Armati di secchio e retino si sono calati sotto il ponte dei Leoni dove i pesci si rintanano a centinaia sfruttando le crepe che si sono create nel letto cementificato del Lambro. Cavedani, barbi, pesci gatto, un pesce siluro e un gambero della Louisiana. Nel retino dei due giovani è finito un po’ di tutto. «Abbiamo cercato di salvare più pesci possibili – raccontano – riuscivano a prenderli anche con le mani da tanto erano affaticati e stremati. Purtroppo non è detto che riusciranno a sopravvivere perché molti erano feriti e sono rimasti per giorni nella stessa pochissima acqua contaminata dai corpi dei pesci già morti».
Monza, i pesci ancora vivi spostati verso San Gerardino: “Fa male vedere il Lambro così”
Dopo averli prelevati sotto il ponte dei Leoni, dove l’acqua è ormai del tutto assente, li hanno spostati verso San Gerardino, in prossimità della diga. Lì il livello, comunque bassissimo, del Lambro raggiunge circa 40 centimetri, sufficienti per ora per i pesci stremati dal caldo. «Viviamo in centro e queste situazioni le vediamo quasi ogni anno ma mai avevamo visto centinaia di pesci morti o boccheggianti sotto le arcate del ponte, mentre la gente passeggia tranquilla». Durante la seconda incursione i due hanno accatastato in disparte centinaia di pesci morti, e altrettanti (per ora) sono riusciti a salvarne. «Sono ancora tantissimi i pesci che sono rintanati nelle poche pozze d’acqua che sono rimaste. Bisogna intervenire al più presto, prima che sia troppo tardi. Fa male vedere il Lambro così, trattato come se fosse una discarica. Noi siamo intervenuti a mani nude ma occorrerebbe un sistema di trasporto per portarli altrove in un luogo con più acqua per sperare di salvarli».
Due agenti della Polizia provinciale si sono calati nella giornata di venerdì 3 luglio sotto il ponte di San Gerardino con retini e contenitori per recuperare quanti più esemplari vivi possibili, agevolati nel lavoro dall’acqua che è stata fatta scorrere dalle paratie all’altezza del Molino Colombo.