A Monza ci sono 540 bambini che vivono in povertà. E questo ne fa uno dei comuni nel territorio di riferimento di Fondazione Cariplo più a rischio.
A dirlo sono le analisi realizzate dall’Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore che ha stimato, comune per comune, quanti bambini tra 0 e 6 anni vivono in povertà in Lombardia e nelle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola: sono quasi 80.000, in media uno su otto, fino a uno su cinque nei comuni a reddito più basso, dice la fondazione.
L’analisi: territori di Monza e Brianza a rischio basso, ma la povertà infantile è presente e non solo in famiglie straniere
“La città di Monza è tra i primi 20 comuni per numero di bambini in povertà in valori assoluti, con circa 540 bambini stimati” aggiunge Fondazione Cariplo, nonostante i territori di Monza e Brianza risultano tra quelli a rischio più basso. “Ma anche qui la povertà infantile è presente: come in tutto il territorio della Fondazione, i numeri più alti si registrano nei capoluoghi”.
Inoltre il fenomeno non riguarda solo le famiglie di origine straniera: dei quasi 80mila bambini stimati, circa 28mila vivono in famiglie di soli italiani.
L’analisi: i dati su cui Fondazione Cariplo lancia un bando da 5 milioni di euro
Sono i dati da cui è partita Fondazione Cariplo per lanciare “Anita reti mille”; un bando da 5 milioni di euro per creare in ogni territorio reti che intercettino le famiglie più fragili nei primi mille giorni di vita dei figli, sul modello di una rete già attiva a Milano. Alla Brianza sono destinati complessivamente fino a 250mila euro: 150.000 per il territorio dell’ex Asst di Monza e 100.000 per quello dell’Asst di Vimercate. Le domande vanno presentate entro il 18 febbraio 2027.
“Il bando stimola quindi ciascun territorio a costruire reti e risposte calibrate sui propri bisogni” nel contesto di un quadro nazionale critico. “In Italia il 26,7% dei minori, circa 2,07 milioni, è a rischio di povertà o di esclusione sociale (Istat, Eu-Silc 2024), una quota superiore alla media europea, mentre la spesa sociale per l’infanzia si ferma all’1,3% del Pil contro il 2,1% della media Ue. Chi è povero, inoltre, lo è in modo più grave: nel 2024 il 51,6% dei minori in deprivazione presenta almeno sei segnali di carenza, contro il 36,2% del 2021, e il rischio sale al 53,3% per i figli di genitori soli con due o più figli. Al Nord il rischio è più basso (14,3%), ma il fenomeno resta concentrato dove si sommano redditi bassi, famiglie numerose e nuclei di origine straniera”.
«Quasi 80.000 bambine e bambini sotto i sei anni vivono in condizioni di povertà nel territorio di Fondazione Cariplo – ha dichiarato Valeria Negrini, vicepresidente Fondazione Cariplo – Un dato che interpella tutti noi e richiama una responsabilità collettiva: offrire opportunità di crescita, cura e sviluppo fin dall’inizio della vita. Con “Anita Reti Mille” investiamo nei primi mille giorni, una fase decisiva per il benessere presente dei bambini e delle loro famiglie e per lo sviluppo delle loro future opportunità. Sosteniamo reti territoriali capaci di individuare precocemente le situazioni di vulnerabilità, prevenire situazioni di disagio e di attivare le comunità attorno ai bisogni dei più piccoli. Per contrastare le disuguaglianze infantili servono infatti analisi e dati, interventi mirati e alleanze solide tra servizi, Terzo settore, istituzioni e cittadini. È questa la sfida del welfare di precisione: raggiungere e sostenere tempestivamente chi è più fragile e costruire una responsabilità condivisa verso l’infanzia, patrimonio di tutta la comunità».
L’analisi: le finalità del bando, sostenere e rafforzare
Il bando ha come obiettivo sostenere la nascita e il rafforzamento di reti territoriali stabili, capaci di riconoscere precocemente le situazioni di vulnerabilità e di offrire risposte accessibili, continuative e non stigmatizzanti.
“Il bando chiede esplicitamente soluzioni disegnate sul territorio di riferimento: le reti dovranno garantire la più ampia diffusione territoriale possibile, evitando di concentrarsi nei soli capoluoghi o nei principali centri urbani, e potranno introdurre attività e metodologie sperimentali”.
Possono candidarsi come capofila enti privati non profit, con soggetti pubblici e del Terzo settore; ogni rete deve includere almeno un soggetto qualificato del percorso nascita, come i consultori.