La conferma o la bocciatura della riforma che introduce la separazione delle carriere dei magistrati sarà determinata dai voti ottenuti dai sì e dai no anche se l’affluenza non raggiungerà il 50% degli aventi diritto: il referendum costituzionale non richiede, infatti, il superamento di alcun quorum. La consultazione può essere chiesta da un quinto dei componenti di una Camera, da cinquecentomila elettori o da cinque consigli regionali per confermare o bocciare le leggi che modificano la Costituzione approvate dal Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti.
Referendum sulla giustizia: i Costituzionali fono al 2006
Quella di primavera sarà la quinta del genere in Italia: con la prima, il 7 ottobre 2001, gli italiani hanno approvato la revisione del titolo Quinto della Carta che norma l’organizzazione delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni. I sì, che sul nostro territorio hanno sfiorato il 63%, hanno toccato il 64,21% a livello nazionale ma l’affluenza si è attestata al 34,05%. Nel 2006 il quesito sulla modifica della parte seconda della Costituzione che prevedeva, tra l’altro, il taglio dei parlamentari, la fine del bicameralismo perfetto e l’introduzione del premierato ha richiamato alle urne il 52,46% degli italiani e il 61,67% nella nostra provincia: la riforma è stata bocciata dal 59,12% degli elettori, ma non dai lombardi e dai veneti.
Referendum sulla giustizia: i Costituzionali e il tracollo di Renzi
Nel 2016 il referendum costituzionale ha giocato un brutto scherzo a Matteo Renzi che ha legato la sua permanenza alla presidenza del Consiglio al buon esito della riforma con cui contava di eliminare le province, ridurre il numero dei parlamentari e sopprimere il Cnl: la revisione è stata affossata dal 59,12% degli elettori con una partecipazione al voto del 65,48%. L’affluenza a livello locale si è fermata al 61,67% e i sì sono volati al 55,57%: quella che è apparsa subito come una sconfitta personale ha portato alle dimissioni immediate di Renzi.
Nel 2020 dopo, in un clima politico differente in cui buona parte del mondo cercava di riprendersi dalla prima ondata della pandemia di covid-19, gli italiani hanno accolto con favore il taglio dei parlamentari: la riduzione di deputati e senatori è stata promossa dal 69,96% degli elettori a fronte di una partecipazione del 51,12%.
Referendum sulla giustizia: i Costituzionali, Meloni e la Germania
Dieci anni dopo la débacle di Renzi anche la consultazione sulla riforma della giustizia rischia di trasformarsi in un voto politico e in un sondaggio sull’operato del Governo: proprio per questo Giorgia Meloni ha da tempo dichiarato che se dovessero prevalere i no non si dimetterà da presidente del Consiglio.
E mentre è scattato il conto alla rovescia per l’apertura dei seggi c’è chi sta raccogliendo le firme per promuovere altri referendum costituzionali tra cui quello per l’introduzione in Italia del cancellierato sul modello tedesco.