Referendum in Italia: dal boom all’abisso dell’affluenza

Il 1974 del divorzio mantenuto, l'esplosione degli anni Ottanta, il progressivo lento abbandono dei Novanta di fronte a troppi quesiti.
L'andamento dei referendum in Italia
L’andamento dei referendum in Italia il Cittadino

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati per l’ottantaquattresima volta a pronunciarsi su un referendum. Dopo la madre di tutte le consultazioni che il 2 giugno 1946 ha sancito la nascita della Repubblica, l’istituto referendario è rimasto in letargo fino al maggio 1974 quando, con una mobilitazione impressa nella memoria degli elettori dell’epoca, i cittadini hanno bocciato il tentativo di cancellare la legge sul divorzio: l’affluenza ha raggiunto l’87,2% a livello nazionale ed è schizzata al 94,84% a Monza e dintorni dove i no hanno toccato il 61,33%.

Quattro anni dopo è iniziata la stagione animata dal Partito Radicale: le richieste di cancellare la legge Reale con cui erano state introdotte misure restrittive per contrastare il terrorismo e di abolire il finanziamento pubblico ai partiti sul nostro territorio hanno richiamato l’88,03% degli aventi diritto ma i sì si sono fermati, rispettivamente, al 20,47% e al 44,06%.

Referendum in Italia: la cavalcata degli anni Ottanta

Nel 1981 ai seggi sono state consegnate cinque schede di cui due relative all’interruzione di gravidanza: il quesito dei radicali puntava ad allentare alcuni vincoli della legge, quello del Movimento per la vita a restringere i casi di liceità dell’aborto. I cittadini, con una partecipazione in Brianza attorno all’87,75% hanno, però, bocciato l’intera cinquina.

Nel 1985 gli italiani si sono spaccati sull’abolizione del taglio dei punti sulla scala mobile proposta dal Pci e da una parte della Cgil: nella nostra provincia l’affluenza, all’85,72%, è stata notevolmente superiore a quella nazionale così come i no che hanno superato il 65%. Quella è stata una delle ultime consultazioni ad appassionare gli italiani: nel 1987 i cinque quesiti, tra cui quello sul blocco della costruzione delle centrali nucleari, sono stati accolti ma la partecipazione è piombata al 65% a livello nazionale e al 69% a quello locale.

Referendum in Italia: l’inizio degli scricchiolii a inizio Novanta

L'andamento dei referendum in Italia
L’andamento dei referendum in Italia

Tre anni dopo per la prima volta le tre consultazioni sulla caccia e l’uso dei pesticidi, con un’affluenza media attorno al 43%, non hanno raggiunto il quorum ma in Brianza e in Provincia di Milano gli elettori hanno confermato l’attaccamento alle urne con un afflusso attorno al 57%. Nel ‘93 gli italiani si sono trovati in mano otto schede, tra cui quelle per l’eliminazione dei ministeri dell’Agricoltura e del Turismo: l’affluenza ha superato l’84% e i sì hanno dilagato, compreso quello per l’abrogazione delle pene per la detenzione di droghe leggere destinate al consumo personale che, sul nostro territorio, hanno superato di un soffio il 50%.

Referendum in Italia: il tracollo di fine secolo scorso

Due anni dopo nel 1995 è stato toccato il record con dodici quesiti in una sola tornata: a livello locale l’affluenza ha oltrepassato il 66% ma a livello nazionale si è fermata al 57%. Gli elettori hanno bocciato tra l’altro, l’abrogazione del doppio turno per l’elezione del sindaco nei comuni sopra i quindicimila abitanti, della norma che impediva la liberalizzazione degli orari nei negozi e di quella che consente di avere più concessioni televisive nazionali.

Nel ‘97 è iniziato il declino dell’istituto e le 23 consultazioni promosse fino al 2009 sono rimaste lontanissime dal quorum così come quella sulle trivellazioni in mare del 2016, le cinque sulla giustizia del 2022 e le cinque sul lavoro e la cittadinanza italiana agli stranieri del 2025. Gli ultimi referendum ad aver superato il quorum sono stati quelli con cui nel 2011 ben oltre il 90% dei votanti si è espresso a favore dell’acqua pubblica e contro la possibilità di produrre energia nucleare in Italia.