Ricostruire la storia della propria famiglia disegnando un albero genealogico con tanti rami e radici profonde. Un percorso affascinante, spesso difficile, ma non impossibile.
A offrire gli strumenti è l’Associazione genealogica lombarda che sabato 11 aprile alle 16 terrà al centro civico di San Rocco a Monza una conferenza a ingresso gratuito, patrocinata dal Comune, dal titolo: “L’albero genealogico e storia dei cognomi brianzoli”. «Sarà l’occasione per imparare a conoscere le proprie origini e quella dei cognomi più diffusi – spiega Lara Perego, una delle relatrici – ma anche per scoprire una disciplina interessante come la psicogenealogia e per cominciare a guardarsi allo specchio non come individui isolati ma come il punto d’arrivo, e di ripartenza, di una catena infinita».
A Monza alla scoperta dei cognomi originati da luoghi, animali e caratteristiche fisiche
Insieme a Perego, a condurre per mano il pubblico in questo viaggio nel tempo saranno il presidente dell’Agl (nata nel 2007) Antonello Tosi, la vicepresidente e psicologa Laura Perego, e Massimiliano Sana, membro del direttivo. «La genealogia non è una mera compilazione di dati – precisa Perego – ma una ricerca di sé stessi. Da dove partire? Dai racconti e dalle foto di famiglia, dai cimiteri, da tutto ciò che si ha a portata di mano. La nostra associazione darà poi indicazioni sugli archivi da contattare: parrocchiali, diocesani, statali, militari. Solitamente si riesce ad arrivare fino al 1500 ma con l’aiuto di esperti spesso si arriva più indietro, al 1300 e anche al 1100 come avvenuto per i Perego».
Cognomi: i primi a comparire furono quelli dei nobili milanesi
A comparire per primi furono i cognomi dei nobili milanesi (come i Pusterla) che avevano la necessità di tramandare la loro stirpe. A loro seguirono attorno al 1400 i commercianti e coloro che svolgevano dei mestieri. Da qui i Ferrari, i Fabbri, i Tagliabue, i Panzeri (che facevano le panze delle armature). «Il Concilio di Trento – prosegue Perego – impose ai parroci di tenere i registri delle nascite e delle morti. Più avanti, invece, intorno al 1600 gli archivi parrocchiali dovettero registrare anche le morti. Solo nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, ci fu l’obbligo di registrazione con il cognome all’archivio di stato». Nelle parrocchie le registrazioni avvenivano spesso in modo non corretto. «Parroci quasi analfabeti e persone che pronunciavano malamente il proprio cognome portarono a modifiche e varianti. Da noi sono evidenti i Radaelli e Redaelli, i Teruzzi e Terruzzi».
Cognomi: Magri e Grassi e le località e poi quelli risalenti ai Lanzichenecchi
Ma da dove derivano i cognomi? «Le provenienze sono varie – precisa Perego – ci sono patronimici e matronimici, cognomi derivanti da soprannomi che indicavano caratteristiche fisiche come Bianchi, Bruni, Negri, Magri, Grassi. Anche quelli di animali risalgono a soprannomi ironici e, forse, anche un po’ cattivi. Ci sono cognomi riferiti a luoghi come Della Torre, Della Chiesa, Pozzi, Rocca e a territori e località come Arosio, Cantù, Cremonesi, Lombardi, Pugliese, Greco. In Lombardia abbiamo cognomi risalenti ai Lanzichenecchi. Galimberti è uno di questi». I cognomi più diffusi sono attribuibili ai trovatelli lasciati nei brefotrofi. Quello di Milano aveva per simbolo una colomba (da qui i Colombo). A Firenze vi era la Ruota degli Innocenti. A Napoli quella degli Esposti. «Quando gli omonimi furono troppi – conclude Perego – si diedero ai trovatelli nomi di fiori, di piante, di mesi e di festività».