Prima l’Ucraina, poi la Palestina, ora il Venezuela e le minacce ad altri stati, senza contare aggressioni, conflitti in corso da anni, minacce. In un mondo ad alta tensione una serie di associazioni torna a mobilitarsi a Monza “per affermare la cultura della pace” e dire “no alla guerra e sì al diritto internazionale”. Sono queste le premesse della manifestazione organizzata lunedì 12 gennaio a partire dalle 17.30 con concentramento in largo Mazzini.
A organizzare il corteo una settimana esatta dopo quello voluto dal Partito democratico sono Cgil, Anpi, Acli, Arci Scuotivento, Arci Donne e Diritti, Auser, Diritti Insieme, Alisei, Sunia, Emergency, Brianza Oltre l’Arcobaleno, Federconsumatori, Libera. La manifestazione da largo Mazzini proseguirà in centro per terminare in piazza Roma (all’arengario) dove sono previste le conclusioni.
Monza contro le guerre: difendere il diritto internazionale
«Di fronte a quanto sta accadendo non possiamo restare in silenzio», dichiarano gli organizzatori che partono da quanto accaduto in Venezuela per mano degli Stati uniti per ribadire la centralità del diritto internazionale e per sottolineare l’opposizione contro tutte le guerre e «affermare ancora una volta che la bussola deve essere il multilateralismo e il diritto internazionale. Un intervento in contrasto con il diritto internazionale produce danni profondi anche quando si rivolge contro regimi dittatoriali».
«Scendiamo in piazza per dire no alla logica del più forte: quanto sta accadendo in queste ore a livello internazionale è di enorme gravità: ancora una volta si fa carta straccia del diritto e si fa prevalere la logica della guerra e della forza». E ancora: «Questa è la logica del caos in cui vince il più forte e le regole del diritto internazionale vengono sistematicamente calpestate; questa è una nuova versione di “Homo homini lupus”: una logica predatoria che, attraverso l’uso della violenza in alternativa alla democrazia e al multilateralismo, ci conduce all’annientamento dei diritti delle persone e dei popoli. È giunto il momento di farci sentire, continuando le mobilitazioni per affermare la cultura della pace e del diritto contro il riarmo».